Sabtu, 31 Januari 2015

One of these young eagles...


A Udine, Italia
My name is Pandri and originally I come from the remote village of Nunang, in the west of Manggarai, West Flores, Nusa Tenggara Timur, Indonesia. My village is so small but so beautiful land and place because there is a vulcanic lake. When I was a child i used to play there with my friends. The interesting thing I liked to do was to catch the ducks because it is the only animal that can resist to live there, but every time i tried to catch, i failed always: I got nothing. The important thing I have learnt and I will learn from people of this small place, where I grew up, is the simple way they express their faith in Jesus Christ in ordinary life. They live or express their faith in participating to the weekly holy mass, the recitation of the rosary every Saturday night going from one house to another house, by taking care of the family life and taking care each other. Their way of life pushed me to take part to it and to make my life worthwhile as they have been making their life worthwhile for me.


After finishing the senior high school in 2005, I joined the Xaverians and now I’m a Xaverian Missionary Student who is studying theology at the Interdiocesan School of Theology in Reggio Emilia, Italy. Now I live in Parma with 22 confreres from nine different nations. Next to our house there is our Mother House where our Founder’s, St. Guido Maria Conforti, tomb rests. “From this nest, young eagles of the Gospel will fly to bring faith to those who still live in darkness and under the shadow of death… and my spirit will be moved by the vision of the marvels they will achieve.” said Bishop Magani on laying down the foundation stone our mother house (April 24, 1900). I think that I am one of these eagles. Living next to this house and next to his tomb for me means reliving the zeal of Conforti to be an open minded catholic faithful and missionary who thought not only of himself, his own culture, his diocese, but thought others, their cultures, their diocese in the way in which Jesus thought about us and our cultures.


This Mother House for us, the Xaverians, is historical place because from here Conforti prepared and sent his first missionaries to China hoping that through them and their life and mission activities following the missionary zeal or the footsteps of St. Francis Xavier, he could make of the world as single family in Jesus Christ specially to proclaim Jesus Christ to the extreme ends of the earth.  “The Apostles went forth from the Cenacle, where they witnessed the greatest expression of love given by Christ, and they spread it over the face of the earth in order to fulfill the mission, which was entrusted to them. You in like manner in this Cenacle of the Institute of St Francis Xavier, around this altar, prepared yourselves for the same mission and now you are about to take flight for distant shores, you are ready to bring the name of Christ to the extreme ends of the earth. Go forth, and we will follow you with our minds and hearts, which do not know distances, and at the foot of this altar we will find ourselves often united in the sacred bond of prayer”(Words of Farewell by Bishop Conforti in his Departure Discourses, January 3, 1922).


A Loreto, Italia, 2014
Before coming here in September 2012 I have studied philosophy for four years at Driyarkara School of Philosophy in Jakarta, the capital city of Indonesia. Philosophy teaches me not to be an intelligent man but to be a wise man who realizes himself maturely integrating the whole aspects of his personality (humanly, spiritually, ect..). The wise man can be measured for example by analyzing his respect to others as they are (their culture, religion, background, ect) without pretending to change them according to my own interests. Strumentalizing others for fulfilling my benefit is not human. The wise man is whom who professes, lives and wisely pratices the truth. The truth for me is Jesus Christ who reveals God and also reveals who man is.

“La Mia Vita” which means the journey of my life is my own blog. The aim of this blog is to share or to tell about the journey of my ordinary and spiritual life which based on the experience in which I seek, think and feel. I want only to share the sense of my life based on Jesus because I trust Him and I’m trying to live and to imitate His way of life.

How is about you, my friend?
Enjoy your life with Jesus because in Him and with Him you can find the true meaning of your life and existence. Becoming a Xaverian is one of the ways in which you can choose to find the true meaning of your life as our founder says in his motto, “To seek, to find and to love God in everything.” In doing this, you will find the answer to your inner needs that is the need to be loved e to love unconditionally. It is only in Him you can fulfill. What are you waiting for?  

Thank you!


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Uno dei questi giovani aquilotti…

A Molveno
Mi chiamo Pandri e vengo da Nunang, un piccolo villaggio del Manggarai occidentale, di Flores, Nusa Tenggara Timur, Indonesia. Questo mio villaggio nonostante sia molto piccolo, è un posto bellissimo da vedere perché c’è un lago dove io e i miei amici e compagni di scuola elementari andavamo a catturare le anatre, l’unico animale che può resistere a vivere in questo lago vulcanico. Ogni volta provavo a catturarle, ma non riuscivo a prenderne nemmeno una: ero un po’ invidioso nel vedere i miei compagni che riuscivano a prenderle. Adesso la gente non può fare la stessa cosa perché è proibito catturarle. Una cosa importante che imparavo, e ancora imparerò dalla gente semplice dal villaggio dove sono cresciuto, è la loro semplicità nella fede in Gesù Cristo nella loro quotidianità. Quando ero piccolo mi piaceva guardare la gente alla Messa domenicale; la gente esprimeva la propria fede seguendo fedelmente la Messa o la liturgia domenicale recitando il rosario ogni sabato sera girando da una ad altra casa nel quartiere/comunità di base, prendendosi cura della vita familiare e anche dei vicini. Il loro stile di vita mi toccava molto e mi tocca ancora adesso, per cui vorrei che la mia vita potesse avere un valore come la loro vita valeva per me.

Dopo aver terminato la scuola superiore nel 2005, sono entrato nei saveriani e adesso sono studente saveriano che sta studiando teologia nello STI (Studio Teologico Interdiocesano) a Reggio Emilia, Italia. Adesso vivo a Parma con 22 confratelli appartenenti da nove paesi diversi. Accanto a casa nostra c’è la casa Madre dei Missionari Saveriani dove, nel santuario, c’è la tomba del nostro fondatore Guido Maria Conforti, proclamato santo da Papa Benedetto XVI il 23 ottobre 2011. Nel mettere la prima pietra di questa Casa Madre, il vescovo Magani disse: “Giorno verrà, quando le mie ossa riposeranno nella Viletta, che da questo nido benedetto spiccheranno il volo robusto gli aquilotti del Vangelo, per portare la fede a coloro che ancora giacciono nelle tenebre e ombre di morte e il mio spirito sussulterà alla visione delle magnifiche conquiste che essi opereranno. ” Sono uno dei questi giovani aquilotti di Conforti, il vescovo della chiesa di Parma che pensava già al bisogno della Chiesa universale. Vivere accanto alla casa madre dei Missionari Saveriani, e soprattutto accanto alla tomba del fondatore, è una fortuna per me affinché io possa rivivere il suo zelo missionario, per essere un cattolico e un missionario aperto che pensi non solo a se stesso, alla sua cultura o alla sua diocesi, ma pensi già agli altri, alla loro cultura e soprattutto al bisogno della Chiesa universale fuori della sua diocesi, come Gesù pensava dovesse essere la chiesa.


La casa madre per noi saveriani è un luogo storico perché da questa casa Conforti preparava e inviava i suoi primi missionari, i suoi aquilotti, in Cina sperando che mediante la testimonianza della loro vita e l’apostolato, imitando lo zelo missionario di S. Francesco Saverio, si potesse fare del mondo una sola famiglia in Cristo soprattutto per annunciare Gesù Cristo agli estremi della terra. “Gli Apostoli uscirono dal Cenacolo, ove furono spettatori del più grande eccesso di carità operato da Cristo, e si diffusero su tutta la faccia della terra per compiere l’ardua missione ad essi affidata. Così voi in questo Cenacolo dell’Istituto di S. Francesco Saverio, attorno alla mensa di questo altare, vi siete preparati alla stessa missione ed ora state per spiccare il volo per lontani lidi; state per portare il nome di Cristo agli estremi confini della terra. Andate pure e noi vi seguiremo colla mente e col cuore che non conoscono distanze ed ai piedi di questo stesso altare spesso ci troveremo uniti col vincolo santo della preghiera…” (I Discorsi ai Partenti di Guido Maria Conforti, 3 gennaio 1922).

Prima di venire in Italia nel settembre 2012, studiai filosofia a Sekolah Tinggi Filsafat Driyarkara, a Giakarta, la capitale dell’Indonesia. La filosofia mi insegna non ad essere intelligente ma ad essere un uomo secondo la propria chiamata, realizzando la propria capacita di relazionarsi con Dio e con gli altri, sviluppando in modo maturo la propria interiorità e la propria capacità di pensare. Nella sua relazione con gli altri, l’uomo sa rispettare gli altri così come sono (rispettando cioè  la loro cultura, religione, background, ect) senza pretendere di cambiarli secondo il mio modo di pensare e di essere. L’uomo saggio è colui che professa, vive e mette in pratica la verità; la sua saggezza viene misurata dalla verità. Per me la verità è Gesù Cristo che rivela chi è Dio e chi è l’uomo.

A Molveno, 2014
“La Mia Vita” è il mio blog. Lo scopo è condividere con altri quello che penso, vedo e sento partendo dalla mia fede. Vorrei solo condividere la gioia, la fatica e il significato di essere uomo come Gesù lo vede perché a Lui affido me stesso e con Lui percorro la strada verso la vita piena che è in Lui. Cioè vorrei condividere la bellezza di essere figlio di Dio adesso in questo mondo.

E tu, amico mio? Come va con la tua vita?
Se trascorri la tua vita con Gesù, in Lui e insieme con Lui puoi trovare il significato della tua vita. Ebbene, diventare saveriano è uno dei tanti modi in cui tu puoi trovare il vero scopo della tua vita, come il nostro fondatore, Guido Maria Conforti, dice nel suo famoso motto: “cercare, vedere e amare Dio in tutto.” Facendo così troverai la risposta del tuo bisogno profondo che è il bisogno di essere amato e di amare senza confine: solo Lui può riempire questo nostro bisogno. Che aspetti?


Grazie. 

Rabu, 24 Desember 2014

I Feel The Nation's Presence Abroad...*


narsis bareng mie goreng.....
There was a meeting between five students from Indonesia who are studying theology at the interdiocesan school of theology in Reggio Emilia with two members of the Indonesian embassy to the Holy See/Vatican, Pak Agil and Pak Guritno. The meeting was held in the mother house of the Xaverian Missionaries in Parma, Italy, on Dec. 11 and it was the first time they came to meet us since we were here.

The aim of this meeting was to socialize the concerns of the Indonesian government through its Foreign Ministry in protecting the right and facilitating or helping some needs of Indonesian citizens who live abroad, in this case, in Italy. They said that it was their task or work to facilitate and guarantee some protection for Indonesian citizens abroad. How do and how did they implement this promise or initiative?

If an Indonesian citizen has a problem or has a legal problem in this country, the embassy to the Vatican will follow and accompany the process so that the case will be processed rightly and justly. In that case if that person has some difficulties in expressing himself or herself in Italian the embassy will provide a translator.

bung Gordy lagi ngisi data.....
In regard to facilitating the needs of some citizens, they gave a true example of what they had done during the earthquake in Aquila some years ago. Some of our citizens had suffered because their houses where they lived had fallen and the embassy visited them and gave them some basic needs. There are some services they provide and undergo for the citizens of Indonesia, like the extension of passports, the renewing of databases and some other services.

They insisted that in realizing this initiative or program they needed our collaboration, which means that we have to inform them who we are, where we live and what activity we are doing here. Such information will facilitate them in undertaking their services. Indeed, Parma was the last city they visited for introducing this program after visiting our fellow citizens in Milano, Modena, Napoli and some other cities in Italy because there are more than 1,500 Indonesian citizens listed under the administration of the embassy.

Personally, I am proud of them and admire this visit and the initiative of the embassy in establishing good protection for Indonesian citizens.

In this initiative, I found and I felt the nation’s presence and concern regarding our rights and at the same time the nation’s responsibility to take care of and guarantee the rights of Indonesian citizens abroad.

depan rumah induk Xaverian, Parma
Therefore, protection for Indonesian citizens abroad still needs to be improved further. The violations against Indonesian migrant workers in Malaysia and in some other countries where they work reveal the urgency of this kind of service and protection. This is the task that the nation has to do for its people. It is the responsibility of our government to respond quickly to protect its citizens whoever they are and whatever their jobs are.

Ferdinandus Supandri
Parma, Italy



It was published on “Your Letter” of The Jakarta Post, Tuesday, December 16 2014 without these three pictures. It can be found here: http://www.thejakartapost.com/news/2014/12/16/your-letters-i-feel-nation-s-presence-abroad.html 

Kamis, 04 Desember 2014

Searching God never finish/ends...



Molveno, Italy, 10 August 2014


After getting up, I went to the balcon of my room to check how the day looked like. I found that that morning was an interesting morning one. In fact I could see a beautiful scene in front of me: the lake was so calm and the top of the mountains was so clear. Instead the previous day the scene was different completely because there were a thick clouds which prevented me to enjoy this beautiful natural panorama. I felt so grateful seeing all of this and because of it I wanted to glorify God who creates such beautiful things and gives me the chance for somedays to take a rest for moment specially to enjoy this natural fresh air.


It was Sunday morning, the 19 th Sunday of the ordinary time. I went to mass in the St. Carlo Borromeo parish with my confreres. I prefered participating the mass at 10 a.m. because at the afternoon I wanted to sleep longer. To reach the church I had to walk more than ten minutes from our house and it was pleasant because there was neither cold either rain.


That time, when participating the Eucharist in this parish, was the second time I participated the eucharistic since my arrival to Italy because last year i had participated it for the first time when i came here for 5 days only. The priest who celebrated the mass was the same who had celebrated it last year. The church was full of faithful like last year: many of them were standing because there were no more chairs. Among these faithful people there were quite a lot of elders about sixty years old and there were a few young faithful including us, Xaverian students and some children.

I was very happy seeing so many people in the church participating the act of love of Jesus Christ to his beloved people. I believed that this was a positive sign of a big thirst of God in their hearts. These people were here for holiday, for taking a rest with their family but in the midst of their resting time they spent a moment to say thanks to God. It means that in their daily life there is a thirst of God, they search God to fulfill their inner needs of value and meaning of their life.

I sincerely appreciated this attitude because there is something new i can learn. They offer me an example of being Christian. Because searching God never finish and in every time this call or needs must be continuously exercised.


I think that their humble attitude for having a thirst of God can be a challenge for me. They have been spending much of their time and energy working but they don’t forget God and they don’t cease to search Him. More than them I should spend much of my time and energy to find, to know and to relate with God who I testify in my whole life as a religious and consacrated man. If my thirst of God is less than theirs, it is meaningless for me to become a missionary.


From all of this i want to say that learning from the humble attitude of these faithful who search God as possibile as they can, they invite me to have a big desire to search, to find, to create an intimate relation with the giver and source of my life and vocation. Without it i will die, i will testify him falsely. It is so shameful if i do nothing to search Him with the great possibility and time which i have in front of me. Basically they have testified the true attitude of a Christian who relly believes.

The parish priest, in his homily commenting the reading where Jesus walks on the water and his disciples are in the storming sea, has told many things. He has insisted on many points underlining the contextual importance for those who were listening to. Here I want to ripropose some of these points which I think are useful to be known, internalized and implemented in my own life.

First, Jesus walks on the water to demonstrate that He has power over evil. In the time of Jesus, people thought that the sea had a great power over them. This evil power was so great so that the man had to be submited in front of its domination and as a consequence man lived in fearful sensation in his relationship with the sea, the forest and other things. This thought paralyzed man in such a way that they were not able to do anything in front of its powerful domination or at least people had to be obedient in front of its power. People were in an inferior condition. In this background we can understand well the importance of Jesus’ act in Mathew 14,22-33.

Mathew chooses this image of Jesus walking over the water to demonstrate that Jesus dominates the evil power. He wins over the evil things. With him there is nothing to be afraid of because He is our liberator and Savior. But in our daily life there are many things that make us incapable to be a free human in the evangelic perspective. There are many things that impead us to be his true disciples living our daily life according to His will or of his way of living and thinking. Sometimes our fear is so heavy that we can’t ignore it and we live following its guide. We are afraid of teaching Christian values to our children. We are afraid of accepting the immigrants entering in our cities because they are different from us regarding to their religions, cultures, and on their way of living. This fear is a clear sign which tells us that our faith in Jesus Christ is fragile or weak. If this is true, it is time to renew our faith which, through His gospel message, asks us to be convinced that in Him we have the power to win the temptations of the evil things which accompany us in our life, to combat our fear with faith. Jesus reigned not only 2000 years ago but reigns also now. His reign will come true through our commitment when we are able to accept the stranger in our community sharing things we have with them. His reign will be found also when we accompany our children, brothers and sisters to be faithful in living the Christian values although there are many obstacles in front of us.

Second, the Christians in the community of Mathew were living under the persecution. The storming sea which the disciples of Jesus are facing of is the image of the persecutions which they were still living or they had from their authority in their era. In this situation Mathew was trying to convince his fellow Christians  to have faith in God through his beloved Son, Jesus Christ because he didn’t leave them alone. The persecution was not the end of their esistence as Christians because God was always with them. Mathew was convincing his community not to lose their faith for the reason of the persecutions, instead he was teaching them to be united one another asking God’s help.

The priest has related this biblical background with the actual situation of our fellow Christians in Irak, Nigeria and in the other countries who are living under the persecution. They have to leave their country and have lost their family members, houses, churches and monasteries because of their faith in Jesus Christ. The priest has insisted that their suffering is not only theirs but have to be our suffering also: we have to participate not to increase their suffering or misery but to decrease it by helping them materially, by accepting them when they arrive in our countries seeking a  refuge and also by asking the government/authority where this persecution has been occurring to guarantee the freedom of professing their Christian faith. 

Pandri






Sabtu, 29 November 2014

Da una all’altra…





Parma 18 ottobre 2014.

Dopo il pranzo, alle 14.30 Pacifique e io siamo andati nella parrocchia delle Sacre Stimmate dove faccio la pastorale, sperando che ci fosse l’ora di catechismo. Al nostro arrivo non c’era nessuno dei ragazzi, l’oratorio era chiuso per cui siamo tornati a casa tranquillamente. Verso le 15.30 il nostro portinaio mi ha chiamato dicendo che c’era un catechista che mi cercava per informarmi che quel pomeriggio a causa dell’alluvione non ci sarebbe stato il catechismo.
Verso le 17.00 insieme ad alcuni dei miei confratelli siamo andati in bici alla parrocchia Maria del Rosario perché volevamo partecipare alla professione perpetua di Sorella Elisa Lazzari delle Saveriane, missionaria di Maria. Quando arrivammo, c’era già tanta gente; tutti i posti erano occupati e alcuni dei fedeli erano in piedi, compresi noi. Le due parti laterali della chiesa, compresa la parte dell’ingresso, erano occupate dalle persone che rimassero in piedi per tutto il tempo della celebrazione che durò dalle 17.30 alle 19.10.

Una folla come questa l’avevo già visto due anni fa nella stessa parrocchia quando c’era stata la veglia per l’ordinazione presbiterale di Padre Carlo M. Salvadori, missionario saveriano, che adesso sta lavorando/operando in Camerun. Lui e sorella Elisa vengono da questa parrocchia dove sono nati e cresciuti spiritualmente e umanamente fino al momento in cui hanno scelto, deciso e consacrato la loro vita alla missione, cioè al progetto di Dio.
Ascoltando e ricordando la storia della loro vocazione, si evidenzia il contributo o l’offerto dalla comunità cristiana che non si può negare. La loro vocazione, come anche la fede nel Dio di Gesù Cristo, nasce sempre all’interno della comunità cristiana dove vivono. Credo che siano stati battezzati quando erano piccoli perché i loro genitori avevano e ancora hanno fede in Dio di Gesù Cristo e per cui volevano che i loro figli incontrassero Gesù Cristo che è la vita, via e verità. La loro fede sia come dono da Dio sia come risposta umana all’azione salvifica di Dio in Gesù Cristo viene ricevuta, vissuta, sperimentata e sviluppata nella comunità guardando la testimonianza dagli altri fedeli.
La stessa dinamica vale anche per la vocazione di padre Carlo e sorella Elisa. Il loro sentirsi chiamati da Dio a consacrarsi alla vita missionaria religiosa passa attraverso la relazione coi fratelli della loro comunità dove vengono e vivono in vista di una comunità a cui verranno inviati a servire. “Vita Nuova” del 24 ottobre 2014 (settimanale di notizie e idee della diocesi di Parma) esprime in modo molto chiara questa reciprocità tra la persona stessa e la comunità scrivendo, “A testimonianza di un accompagnamento ‘reciproco’ della comunità parrocchiale nei confronti di Elisa, ma anche di Elisa nei confronti della comunità che--come ha testimoniato nella veglia di preghiera--ha fatto crescere anche la mia fede da bambina e poi negli anni dell’adolescenza e della giovinezza, anni preziosi in cui si mettono le basi della vita. Qui tu mi hai fatto vivere quell’esperienza illuminante di trovare te annunciandoti, di sperimentare la gioia di mettersi al servizio, di ricevere molto più di quanto davo.” Direi che il modo in cui la comunità vive e risponde all’esigenza della fede influisce e permette ai suoi membri di percorrere la stessa via.

C’era una consorella saveriana che presentando Elisa all’assemblea diceva che la sua vocazione è stata come un seme che germoglia, cresce e matura passando per tutte le stagioni, dall’autunno all’inverno, dalla primavera all’estate. Credo che sia vero questo paragone. La crescita e la maturità della fede e della vocazione ha bisogno di essere vissuta nei vari momenti di gioia e pianto, silenzio e rumore, consolazione e desolazione, discernimento e ripensamento, ecc. Questi momenti non sono momenti da scegliere secondo l’interesse personale, da ciò che mi piace o non mi piace, ma sono i momenti opportuni da vivere e da accettare mettendoci nelle mani di Colui che ci chiama. Quindi la chiamata cristiana nasce e cresce all’interno di una comunità per un’altra comunità.

Pandri





Jumat, 31 Oktober 2014

Lasciarsi Condurre…



Parma, 17 ottobre 2014. La stanchezza dopo aver giocato a calcio a Reggio Emilia per la prima volta dagli ultimi 3 anni, da quando sono in Italia, noi studenti Saveriani abbiamo vinto contro i frati Cappucini e i seminaristi di Modena. Questa partita non mi ha impedito di partecipare alla veglia missionaria nella parrocchia Maria Immaculata, di Parma. Questa veglia è stata organizzata dal centro missionario diocesano in vista della giornata missionaria mondiale che si celebra alla domenica 19 ottobre 2014. Lo scopo della veglia missionaria era far risvegliare la consapevolezza che la chiesa, cioè i cristiani, per sua natura è missionaria; cioè aperta a chiunque, in qualunque situazione si trovi affinché l’amore di Dio in Gesù Cristo arrivi al cuore di tutto.


A questa veglia ha partecipato tanta gente; la chiesa era piena; ci sono state le testimonianze significative: 2 erano le persone già state in missione in Brasile (un prete diocesano di Parma e un laico) e le altri due testimonianze erano di sorelle missionaria di Maria (Saveriane) che stanno per andare in Missione; Elissa Lazzari (parmigiana/italiana) andrà in Congo e Eudoxie (congolese) che andrà in Thailandia.

Mi è piaciuto molto ascoltare la disponibilità di Elissa. Per quanto riguarda la sua destinazione alla missione lei non ha chiesto o proposto dove voleva andare ma ha affidato ai suoi superiori la decisione per la sua destinazione. La ragione era di lasciare fare a Dio fare tramite i suoi superiori. Lei vuole che Dio sia la guida dei suoi passi missionari e di tutta la sua vita. Lei non vuole controllare tutte le cose che deve fare o dove andare ma sente se stessa come un strumento nelle mani di Dio. Cioè Elissa non vuole essere la protagonista delle sua opera in missione perché il vero protagonista dell’opera missionarie è Dio, non il suo progetto personale ma il progetto di Dio di cui lei fa parte e contribuisce con il suo ‘si’ affinché questo progetto unico di Dio si realizzi.


Ero rimasto stupito ascoltandola e ancora ammiro molto questa sua disponibilità. Per me è già stata una testimonianza vera e significativa di colei che ama Gesù e la Sua Chiesa. Mi sembra che questa sua disponibilità e il suo pensiero nasca dal cuore umile e cosciente dalla sua chiamata ad essere discepola di Gesù Cristo seguendolo nella sua sequela. Qui ho colto un prezioso esempio per me e per ogni missionario; lasciare da parte i propri sogni o progetti personali per lasciare che Dio conduca a porto il suo progetto.

Parma, 31 ottobre 2014
Pandri


Selasa, 30 September 2014

La voce che ci salva…


Molveno 4 agosto 2014. Abbiamo iniziato, nel primo giorno della nostra convivenza estiva comunitaria dello studentato teologico con la messa che viene presieduta da P. Fabrizio Tosolini, il nuovo rettore dello studentato che è appena arrivato dalla Taiwan dove lavorava per 17 anni. Nella sua omelia commentando la scena dei discepoli sulla barca sotto la tempesta/onda spaventosa mentre Gesù camminava sul mare (Mat 14,22-36), affermava l’atteggiamento adatto che la chiesa doveva fare; cioè di venire verso Gesù come la domanda chiesta da Pietro a Gesù, “Signore se sei tu, comandami di venire verso te sull’acqua” (Mat 14,28). La chiesa è la barca che sta camminando sul mare cercando di sentire la chiamata di Gesù, “Vieni!”.

Mi è piaciuto ascoltare questo messaggio perché mi ha aiutato ad orientarmi a vivere questo bel momento della nostra convivenza estiva; cioè mi ha invitato a porre l’orecchio per ascoltare o sentire la voce che mi grida, ‘Vieni’ camminando i mezzo i boschi o salendo sulla cima della montagna. Vorrei che quella voce mi disse che questa bellissima natura è stata creata dal Dio di Gesù Cristo.

Quest’orientamento mi ha spinto ad andare a fare un giro del lago Molveno. Insieme con c’erano Basile, Gordi e Severin nei quali non avevano mai fatto questo giro perché sono appena arrivati a settembre dell’anno scorso mentre io avevo già sperimentato quando sono stato qui l’anno scorso. Quindi siamo partiti dalle 09.45 e dall’inizio abbiamo preso proprio il sentiero normale dove di solito la gente passa per fare il giro attorno al lago. Camminando e arrivando in qualche posto bello ci siamo fermati un attimo e abbiamo preso qualche foto perché volessimo ricordare sempre.

Andando avanti e salendo in una salita, c’era un spazio frequentato con la traccia dei piedi che mi sembrava che fosse una scorciatoia, cioè un sentiero corto per poter raggiungere al di là del sentiero che stavamo seguendo. Pensavo che prendendo quel sentiero corto potessimo risparmiare energia e arrivare più presto alla nostra destinazione. Ero proprio davanti a miei confratelli e ho deciso di prendere questo sentiero corto e gli altri mi seguivano. Andando avanti non c’erano poi i segnali che li abbiamo visti nel sentiero giusto o normale, il sentiero che stavamo seguendo non era più chiaro perché non c’era nessuna traccia della gente che passasse prima di noi. I miei cominciavano a chiedermi, “Pandri, dove stiamo andando. Sei sicuro che questo sentiero ci porta al posto in cui vogliamo raggiungere? Oppure ci stiamo perdendo?” “Andiamo avanti ragazzi, possiamo trovare la strada giusta,” li ho detti assicurandosi perché non avessero paura. Scendendo ci siamo raggiunti il confine del lago senza trovare la via di uscita; salendo alla cima della collina con qualche sentiero dei pescatori abbiamo trovato una casa privata senza ancora trovare la via di uscita. Ci siamo fermati sentendo l’aria fresca dei boschi, guardando attorno soprattutto il punto d’arrivo che era ancora lontano e poi ci siamo accorti che stavamo perdendo veramente. Eravamo proprio sotto i boschi e quindi ho accompagnato sul sentiero sbagliato i miei confratelli. Mi sentivo proprio la colpa, “é stata colpa mia ragazzi” ho detto a loro ma mi hanno assicurato di non colpevolizzare nessuno perché non abbiamo perso nessuno.

Dopo essere ripartiti seguendo un piccolo sentiero verso nord abbiamo sentito la voce della gente che non era lontano da dove eravamo noi. Abbiamo prolungato la nostra camminata cercando quella voce e proprio quella voce ci ha portato al sentiero giusto / normale. Abbiamo continuato il nostro giro seguendo proprio il sentiero giusto e siamo arrivati a casa nostra alle 13.10. Abbiamo raccontato tutto ciò che è accaduto ai nostri confratelli che erano rimasti a casa e quell’esperienza di perdita la strada è diventata una cosa da prenderci in giro ma per me è diventata una cosa da imparare, cioè una cosa che mi insegna qualcosa.

Se non avessimo preso quel sentiero che mi sembrava fosse un scorciatoia noi saremo arrivati in tempo o meglio se i miei confratelli mi avessero rifiutato di prenderlo, la voce che ci indicava la strada sarebbe stata inutile. Ma del nostro caso la voce della gente che ci salvava mi ha fatto pensare e ricordare ad essere prudente alla voce che volevo sentire perché la causa della nostra perdita era proprio la mia decisione di seguire la mia voce che sentivo dentro di me. Quindi sentire la voce vera e giusta o buona soprattutto sentire la voce di di Gesù non facile perché ci sono tante voci che mi chiamano: la voce dell’orgoglio, della paura, dall’egoismo e anche la voce di Gesù. Per sentire la voce vera e giusta che mi porta alla vita matura e decisione positiva-significativa di Gesù occorre una obbedienza totale alla Sua Parola. Si può ascoltare la Sua voce sedendo a leggere e riflettere la Sua Parola. Ascoltandolo nella Sua Parola è il sentiero giusto da camminare e da fare. Oltre da ciò ci porta alla perdizione e smarrimento.

Parma, 30 settembre 2014

Pandri

Minggu, 31 Agustus 2014

Sarebbe Bello Che Io Facessi Così…



Sono partito per Bose, comunità dei monaci fondata da Enzo Bianchi, alle 06.00 del mattino del 14 luglio 2014 da Parma e sono arrivato lì a mezzogiorno, quindi ho potuto partecipare alla preghiera di hora media con i monaci ed alcuni degli ospiti.

Ero contentissimo di aver raggiunto questo posto perché dall’anno scorso avevo già desiderato di andarci, di sperimentare direttamente ciò che diceva la gente sulla bellezza e tranquillità del posto e sui frutti spirituali che avevano raccolto/ricevuto dall’incontro con i monaci. Andandoci portavo con me la curiosità di trovare qualche cosa buona o interessante, oltre che confermare ciò che la gente sperimentava raccontandone in modo entusiasta.


Fin dalla prima accoglienza che ho avuto da fr. Marco, il portinaio in quel giorno, sono rimasto stupito proprio dal fatto che mi conosceva già: il mio nome e da dove venivo io. Era ovvio che mi conosceva e ricordava dall’elenco dei visitatori che aveva fatto da quando mi sono iscritto, ma per me è stato un atteggiamento che mostrava qualcosa di più, che poteva essere visto come un’accoglienza serena e sincera.

Questa mia prima impressione veniva confermata nei giorni seguenti, nei momenti d’incontro, dei pasti, di preghiera e di chiacchierate. Precisamente posso dire che mi sono trovato bene e mi sono sentito accolto. Nel senso che non solo mi hanno accolto/rispettato come io sono, ma mi hanno rivelato chi sono loro, che cosa hanno e fanno e come vivono la loro chiamata ad essere cristiani. C’era proprio la disponibilità a condividere: la riflessione profonda per quanto riguarda durante l’incontro biblico, il frutto del loro lavoro che si vedeva sulla tavola e anche la loro spiritualità.  

Il tema del nostro incontro biblico era “Le Parabole Di Gesù nel Vangelo di Matteo” sotto la guida di Ludwig Monti, biblista e monaco di Bose. Lui spiegava tutte le parabole che ci sono nel vangelo di Matteo e riusciva a svilupparle in maniera semplice e comprensibile dagli uditori perché alla fine di ogni incontro sentivo spesso la gente che esprimeva la sua soddisfazione sia sul metodo che sui contenuti.

Ero soddisfatto anch’io di partecipare perché questo mi ha fatto ricordare alcuni spunti o interpretazioni che avevo già ascoltato: quindi è stato un momento di approfondimento. Oltre a questo c’erano tanti spunti nuovi che hanno arricchito la mia conoscenza sia della cultura e tradizione che c’erano dietro a queste parabole quando sono state scritte, sia delle nuove interpretazioni.

Prendo in considerazione della parabola dei talenti dei 3 servi (Matteo 25,14-30), soprattutto l’atteggiamento del terzo servo a chi è stato dato un talento. Anziché svilupparlo lo nasconde perché pensa che il padrone dal quale ha ricevuto il talento sia duro e che raccolga senza piantare; secondo lui il padrone non è onesto. Il terzo servo valuta ‘padrone (Dio)’ secondo di quello che pensa lui di ‘Dio sia così’. Il terzo servo pensa chi Dio sia partendo proprio dal suo pensiero umano. In questo rapporto lui non conosce Dio, ma conosce Dio secondo la sua interpretazione.

Oltre alla sua novità nell’interpretare questo brano, anche io mi trovo spesso a pensare così. A volte io penso Dio come voglio io, proiettando i miei bisogni o pensieri su di Lui. E proprio questo è l’ostacolo più pericoloso della mia vita spirituale.  Questo terzo servo ha una grande paura del suo padrone. La sua paura sostituisce la fiducia in Dio, la paura gli impedisce di accogliere il dono di Dio. Con questa paura non sa decidere, quindi non sa sviluppare il dono di Dio. Questo atteggiamento del terzo servo si riferisce al mio atteggiamento mediocre, ‘non voglio impegnarmi di più, non voglio lavorare molto’.

Quindi mi è piaciuto molto seguire il corso biblico perché mi ha convinto a vedere il mio essere cristiano e umano dal punto di vista di Dio, di Gesù Cristo. Attraverso le parabole Gesù mi mostra come ci si dovrebbe relazionare con Dio, il prossimo e se stessi anche quali siano i comportamenti falsi in questi rapporti. Se Gesù sceglie la realtà quotidiana per mostrare la sua missione, la sua opera salvifica e soprattutto per far conoscere l’amore di Dio, anch’io posso conoscere Dio nella realtà normale della mia vita. Il mio compito è essere aperto e sensibile a conoscerLo. La prima cosa che dovrei fare è convertirmi proprio dalle idee false.


Oltre a partecipare al corso biblico che è stato il motivo centrale per la quale sono andato a Bose, ho goduto anche un coinvolgimento totale nel pregare. I monaci pregano insieme con gli ospiti in 3 momenti: alle 06.00 del mattino, alle 12.30 e alle 18.30. Pregano come noi preghiamo di solito cantando i salmi e i cantici, proclamando la lettura breve. A mezzogiorno dopo la lettura breve un monaco legge un lettura spirituale dei padri della chiesa sia antichi che contemporanei.

Dal loro modo di pregare ho notato qualcosa di speciale rispetto al mio modo di fare la stessa cosa. Loro pregano con tutto se stessi; il gesto del corpo segue la loro disposizione interiore. Quando ero lì, in mezzo ai monaci, mi dicevo così, sarebbe bello che io facessi così quando prego.

Il modo in cui pregano mi rivela la mancanza che ho io. Di solito prego solo con la mia bocca recitando e leggendo i salmi o i brani biblici, ma la mia mente e il mio corpo fanno altre cose, pensando ai miei problemi, agli esami e a tante altre cose. Vedere e partecipare al loro modo di preghiera mi ha fatto scoprire l’assenza della sinergia tra la mia mente, il mio corpo e il contenuto della mia preghiera.  Per superare questa mia assenza devo inserirmi con tutto me stesso mettendoci dentro i miei problemi, le preoccupazioni quotidiani e anche la fatica a pregare come l’intenzione in cui prego a Dio.

La cosa interessante che ho trovato è stata entrare nella profondità del dono quotidiano che Dio mi regala. I monaci possono accogliere la gente con affetto e amore perché credono di accogliere Dio accogliendo la gente.


Parma, 31 agosto 2014
Pandri