Rabu, 29 April 2015

Il mondo dei giovani è l’avventura





 “Abitare il mondo” è stato il tema dell’incontro con i giovani dell’Emilia Romagna fatto a Modena nel centro della Famiglia di Nazareth, domenica 19 aprile 2015. L’incontro è stato organizzato dai CMD (Centro Missionario Diocesano) dell’Emilia Romagna per i giovani che hanno vissuto esperienza in missione e per quelli che partiranno quest’estate. C’erano quasi 150 persone tra cui c’ero anch’io.

È stata un’occasione per incontrarsi, stare insieme e confrontarsi: che cosa significa ‘Abitare il mondo’? I giovani sono entrati proprio dentro se stessi a chiedersi o interrogarsi o confrontarsi sulla propria scelta, a partire dalle testimonianze di tre persone che hanno cercato davvero di “abitare” contesti particolari.

La prima testimonianza è stata di mons. Giorgio Biguzzi, missionario Saveriano e vescovo emerito di Makeni-Sierra Leone. Egli ha raccontato la sua esperienza missionaria innanzitutto facendosi pastore di una comunità locale perché vivesse alla logica del vangelo, costruendo un dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani in Sierra Leone, e anche aiutando a liberare i bambini-soldati dalla guerra e a reinserirli nella comunità. Il suo abitare il mondo si esprime nel costruire una comunità veramente cristiana e nel promuovere la pace nella sua gente.

La seconda testimonianza è stata portata da una giovani coppia dell’operazione colomba-campi profughi in Libano. Hanno testimoniato l’esperienza vissuta insieme ai profughi in Libano. La loro presenza in quel paese non era tanto il fare qualcosa o pretendere di poter risolvere il problema dei profughi ma quanto piuttosto lo stare insieme con loro condividendo la fatica e la gioia della vita. Essa riteneva che questo stare insieme fosse sempre un momento giusto per capire la realtà e allo stesso tempo fosse un momento di apertura alla novità. Questa coppia ci raccontava o notava quanto la paura di essere minoranza nella propria patria diventasse un ostacolo grande nell’accogliere i numerosi profughi fuggiti dalla guerra. La fatica o difficoltà più grossa era quella dei profughi, poiché fuggire significava perdere tutto: la cultura, la famiglia, il sostegno della vita. Arrivati nei campi dei profughi, si sentivano stranieri, soli, senza speranza. Queste due persone, sperimentando tutto questo, davvero si sentivano interrogate al proprio modo di essere prossimi agli altri. Ritenevano che lo stare insieme in questa realtà potesse essere una luce o potesse suggerire la speranza per i profughi. Nonostante tutto, c’era sempre qualcosa da imparare: per esempio, nella loro difficoltà tra i profughi sconosciuti c’era anche la carità fraterna. Questo si attuava quando arrivava una famiglia che aveva perso tutto; tra i profughi si mettevano d’accordo per fare una colletta per questa famiglia. “Vedere questo era una cosa commovente!” affermò questa coppia. “Abitare il mondo” per loro è diventato lo stare insieme con gli altri condividendo la vita come è veramente.

La terza testimonianza è stata fatta da una signora reggiana che, con la sua comunità, si occupa delle ragazze prostitute. Essa e insieme con i suoi vanno spesso a trovare queste ragazze che stanno sulla strada quasi tutta la notte fino al mattino alle cinque aspettando i clienti. Quello che fanno non è una cosa straordinaria. Questa comunità parlando con loro e facendo capire che, se spesso sono ritenute un po’ negativa dalla società, in realtà esse sono persone umane con la loro dignità. La loro motivazione è per far capire che essa è una persona umana, una persona importante, come gli altri, che ha bisogno di essere accolta, ascoltata e rispettata. Oltre a questa motivazione, soprattutto quando la relazione e la fiducia comincia ad esistere, questa comunità invita queste ragazze a fare un incontro col vangelo e a pregare insieme.  

Partecipando e ascoltando questi racconti, mi sono chiesto quale sia il mio modo di “abitare il mondo.” Prima di tutto ero stupito di fronte a questo tipo di incontro: pensavo che il motivo per cui Centro Missionario Diocesano ha proposto questo incontro fosse un motivo formativo: cioè formare e orientare i ragazzi alla loro scelta, perché a loro volta potessero costruire un mondo “insieme” agli altri. Cioè aiutare i giovani ad aprire un orizzonte più ampio in tutti sensi: ecclesiale, culturale, sociale, umano, politico, eccetera; perché sentano la loro responsabilità di costruire un mondo vivibile per tutti. È anche vero che trovare la realtà così complessa come è porta una conseguenza sul piano esistenziale: perché a volte questa realtà ci mette in crisi, ci chiede un cambiamento e una purificazione, ma può darsi anche che questa realtà dia un orientamento nuovo nell’agire. Mi sembra che in fondo ci sia anche la preoccupazione di non lasciare rimanere i giovani in un mondo solamente virtuale-tecnologico, chiuso. Il mondo dei giovani è l’avventura, la scoperta di se stessi e dell’altro. Questo tipo di incontro per loro ha un valore direttivo, cioè dirigerli ad un’avventura, o a una scoperta, significativa per la loro crescita sia personale sia comunitaria.

Per me “abitare il mondo” non è solo esistere nel mondo nemmeno sfruttare il mondo. Innanzitutto questo incontro mi ha convinto di una cosa: devo prendermi cura del mondo. Cioè il mio modo di agire contribuisce al miglioramento e al peggioramento del mondo. Un esempio banale è questo: a Jakarta quasi ogni anno c’è l’inondazione. La causa di questo problema è la cattiva abitudine degli abitanti di Jakarta di buttare ovunque la spazzatura e anche nei fiumi. Quando arriva la pioggia il volume d’acqua aumenta, ma quest’acqua non corre bene al suo destino perché le spazzature la frenano, per cui l’acqua esce fuori dal suo alveo o il fiume esonda e allaga la pianura. Contribuisce anche io insieme agli altri a causare quest’inondazione. Quindi questo modo di agire o di vivere influenza molto il bene comune nel mondo. Cambiare questo modo di vivere è anche un modo concreto per abitare il mondo. Il che comprende il cambiamento di vedere il mondo, la terra, la cultura, le altre persone diverse da noi, eccetera.

A questo punto vale la pena citare le parole di Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, “Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti siamo fratelli.” Se avessimo un’idea simile a quella del papa, il nostro mondo diventerebbe un mondo vivibile.


Selasa, 31 Maret 2015

With A Young Girl


It was Saturday, 28 February 2015. There was a catechism lesson for children who are preparing
for their first communion. When the lesson was over, my fellow catechist asked me, “Pandri, do you read the gospel every day?” “Yes, of course, I do,” I replied telling her about our daily life as seminarians, who train themselves to live according to the life of Jesus Christ found in his gospel. I told her that our life has to be formed by the gospel of Jesus Christ and because of that there are times, personal and common, we dedicate to read and meditate the gospel every day.
 
Listening to my explanation, she asked me to read the gospel. “Are you sure?” I asked her with amazement. “Yes, I’m sure. I’m serious,” she answered me and then she took out her bible from her bag with the liturgical calendar which she had prepared before.

I was surprised by her question and invitation because it was the first time, since my coming to Italy in September 2012, I had to face a young girl who asked me courageously like this. I was surprised thinking that she asked me just to know how I spend my life as a consecrated man who wants to live according to the need of the gospel and how we live in a religious community. After all she caught me by surprise ass I realized that she was asking me to read the gospel at that very moment. 

Truly, I found myself in the middle of mixed feelings: between sure or not sure; amazement and upset; believing or not believing. I accepted her invitation with these feelings because there was no other reason to avoid it.

We stayed there for reading the gospel reading of that day and also for the day after and making some important notes for our life. She brought some words or phrases she liked commenting it; I brought some and made some of notes. We spent almost twenty-five minutes and at the end of this moment, she told me that every day she tries to read the gospel.

Doing this surely I was surprised because I usually think in my own way on what they might to be.  I suppose that the youth is the moment for studying for their future, working, creating the friendship and falling in love, expressing their liberty. They are so concentrated in doing these things, I suppose that there is no sufficient time for establishing the intensive spiritual life. My amazement was influenced also by my old prejudice: I used to think that the youth in the west was not interesting to know the gospel. I used to hear some stories telling me that in Europe there were no youth who entered in church. Listening to this story I asked myself, “What will happen with the Catholicism If there are no young girls and men in the church? Who will be the future of the church? ”

Reading gospel and sharing the experience of faith with this young girl offers and convinces me one thing that what I have thought was not wholly true. I have not only to change my way of thinking them or to eliminate my old prejudice but also I have to see the continuation or the future of the church in their eyes and on their shoulders. Indeed, there were and there are also young man and girls who dedicate themselves for the sake of Christ dedicating their life for others. This young girl dedicates some of her times to help children in their way for the first communion. Some others dedicate themselves  and their time for doing other things.

There are many examples to justify their presence in continuing to realize the will of God where they are. I remember the experience I have had when I went in Lourdes, France, two years ago. There were many young girls and man who came there to assist the sick people. In every summer time in Italy, for example, there are many youth camp prepared /organized by every diocese or by some religious congregation for establishing and providing them the opportunity to know and to profound the  Christian faith and life where there are many young girls and man who participate and some among them are the animators for their fellow youth. In the diocese of Parma in particular during the advent and the lent, there is a weekly meeting usually called “martedi del vescovo“ (the thursday of bishop). It is a moment in which the bishop prepares his believers (the youth) for the next celebrating of Christmas and the paschal mystery of Christ doing the catechism or profounding some decisive themes. There are numerous participants in this event. It is an interesting thing to valuate positively their participation.

With this situation there is no need to be pessimistic for the future of the church. There are them now and then. For their future and especially for their faith beside the work of the Holy Spirit in fulfilling and increasing their faith, they need to be accompanied by the right example and testimony of the elders in faith. I think that they need our trust. This trust we can provide by living the Christian faith and life appropriately. It means that we have to show that following Jesus Christ is livable, that that way makes our life fully and meaningful. I mean that the way of Jesus Christ has chosen is the way that permits them to know God who loves them unconditionally and to love themselves, to live their life responsibly, joyfully and fully. They need to know and to embrace that their of self-realization (spiritually, relationally, socially, psychologically, ect) finds its source and its final end in Jesus Christ. They are searching for this conviction for their faith. It is true that this conviction is in Jesus Christ found in his gospel. But it is also true that our way of life of faith influences their conviction or their decision. It is our responsibility to make this comes true.

Finally I’m so grateful having this opportunity or possibility to know the reality of the church outside of my own reality in Indonesia. I mean that the way in which the Italians express their faith, in some ways, is different from ours in Indonesia. This positive diversity gives some kind of example on how we would follow each other or on how we establish our church. One example is the way the bishop relates himself with his young faithful accompanying them to Jesus’s way. In participating the ‘martedi del vescovo’, there is a dream I usually think and hope for that some day the Indonesian church specially our bishops follow this steps in forming well his youth for the future of the church. This need is urgently important because so far, in Indonesia, it seems that there is a lack of catechism for the youth.  It seems that the accompaniment after the receiving the sacraments of the initiation is so little. I think that it is not enough listening to the homilies every Sunday mass for nourishing the faith. It is not to be easily satisfied seeing so many people in church or seeing a great need to receive the sacraments or seeing that there are many young men/girls in every church. It is not enough. Therefore there has a need to do more to correspond our life according to life of Jesus Christ.


Sabtu, 28 Februari 2015

Dallo scontro con i nemici all’incontro con YHWH: Salmo 27 (26)




Di Davide, Jhwh è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Jhwh è il baluardo della mia vita, di chi avrò terrore? Quando mi assalgono i malvagi per saziarsi della mia carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e soccombere.  Se contro di me si accampa un’armata,
il mio cuore non ha paura. Se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Una sola cosa ho chiesto a Jhwhquesta sola io cerco: abitare nella casa di Jhwh tutti i giorni della mia vita per contemplare la bellezza di Jhwh e vegliare nel suo santuario Egli infatti mi fa riparare nel suo tabernacolo nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua tenda, mi solleva sulla rupe.  E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano. Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria, inni di lode canterò a Jhwh.  Ascolta, Jhwh, la mia voce! Io grido: Abbi pietà di me! Rispondimi!  Di te ha detto il mio cuore: Cerca il suo volto! Il tuo volto, Jhwh, io cerco Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, o Dio della mia salvezza! Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma Jhwh mi ha raccolto. Insegnami, Jhwh, la tua via,
guidami sul retto cammino, a causa di coloro che mi spiano! Non espormi alla gola bramosa dei miei avversari; contro di me sono sorti falsi testimoni
che spirano violenza. Non ho forse la certezza di contemplare la bontà di Jhwh nella terrra dei viventi? Spera in Jhwh, sii forte; si rinfranchi il  tuo cuore e spera in Jhwh![1]



Analisi del salmo


I personaggi importanti in questo salmo sono: il salmista, Jhwh e gli avversari del salmista. Guardando i suoi avversari così li descrive: suoi avversari sono coloro che hanno potere contro di lui: i malvagi che gli vogliono straziare la carne (v.2), ci sono coloro che si preparano un’armata e scatenano una guerra contro di lui (v.3); anche i suoi genitori lo abbandonano (v.10), e il salmista subisce anche la violenza dei falsi testimoni (v.12). Rivolgendosi a Jhwh il salmista esprime un rapporto di fiducia chiamandolo sua luce, salvezza e baluardo; chiedendogli di poter abitare nel suo tempio e di ascoltare il suo grido soprattutto di trovarlo. La malvagità e l’accampamento dei suoi avversari lo fanno tremare ma nonostante ciò il salmista non si sente schiacciato o non ha paura, anzi dice ‘ho fiducia’ in Jhwh perché Jhwh sta dalla mia parte. Partendo da questa situazione l’orante esprime il suo stato d’animo di fiducia e di supplica in Dio. Il salmista comincia la sua preghiera con una solenne dichiarazione di fiducia in Dio (‘Jhwh è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Jhwh è il baluardo della mia vita, di chi avrò terrore?’:v.1) che si trasforma in supplica (‘non nascondermi il tuo volto…non abbandonarmi…rispondimi!’:v.9). Nel v.14 di nuovo il salmista esprime la sua fiducia in Dio, spera in Jhwh, sii forte; si rinfranchi il tuo cuore e spera in Jhwh.  Il salmista sa che Dio è luce, salvezza e baluardo ma la difficoltà della vita lo riporta alla supplica.

Ravasi identifica nel salmo in un duplice stato d’animo del salmista: la fiducia trionfale (vv.1-6) e la fiducia supplice (vv.7-14). Questa duplicità dello stato d’animo però non vuol dire che non c’è legame o parallelismo. Il parallelismo tra le due parti risiede nella vicinanza di Dio che è visto come luce e salvezza (v.1) e nel desiderio di contemplare/vedere la bontà di Dio (v.13). Questa vicinanza di Dio è espressa nel versetto 4 che parla dell’abitare nella casa di Dio e nel v.8 che parla del cercare il volto di Dio, perché secondo Ravasi facendo riferimento a Es 23,15.17; Dt 16,16; Is 1,12; Sal 24,6 ‘il cercare volto di Dio’ è un sinonimo per ‘accedere al tempio’: “Il tempio, cioè la fede nella presenza di Jhwh nella storia, riesce a raccordare questi due sentimenti di gioia e di paura trasformandoli nelle due attitudini fondamentali d’una stessa invocazione fiduciosa. Non sono forse anche i due atteggiamenti fondamentali della vita? Sia che predomini la gioia (vv.1-6), sia che predomini la paura (vv.7-13), una sola è la soluzione, la fiducia in Dio, formulata sinteticamente dall’oracolo finale di speranza e sicurezza (v.14)” (Ravasi). Quindi il tempio che appare nei vv. 4 e 8 unisce questi 2 parti del salmo. Possiamo dire che la credenza del salmista che vede Dio come è sua luce e salvezza e suo baluardo viene celebrata e sperimentata nel tempio.


Schökel ribadisce anche l’unità del salmo: l’espressione ‘mia salvezza’ appare nei vv.1 e 9; poi l’espressione ‘contemplare la bellezza del Signore’ nel v.4 viene ribadito con l’espressione ‘godere la bontà del Signore’ nel v.13. Quindi l’orante affida a Dio tutta la sua situazione trionfale e supplice perché può rifugiarsi solo in Dio e nello stesso tempo può contemplare e ammirare la sua bontà. 


Analisi letteraria
Per identificare la struttura del salmo è bene elencare le ripetizioni significative.
§  Il nome di Jhwh viene menzionato 12 volte nel testo (vv.1b, 1d; 4a, 4c, 4e; 6d; 7a; 8c; 10c; 11a; 13b; 14a e 14c). Si inizia e si chiude il testo proclamando il nome di Jhwh. Questo nome di Jhwh viene specificato identificandolo come mia luce (v.1a), come mia salvezza (vv.1a e 9e), come baluardo (v.1d). Quindi il nome di Jhwh ha tre titoli: luce, salvezza e baluardo.
§  L’uso della prima persona singolare risuona ben 11 volte. E altrettante volte questa prima persona singolare viene rivolta a Jhwh e al tempio: ..ho chiesto a Jhwh, questa sola io cerco: abitare nella casa di Jhwh… per contemplare la bellezza di Jhwh e vegliare nel suo santuario (v.4); Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria inni di lode canterò a Jhwh (v.6); ascolta, Jhwh, la mia voce! Io grido: Abbi pietà di me! Rispondimi! (v.7); …Il tuo volto, Jhwh, io cerco (v.8); Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, o Dio della mia salvezza!(v.9);… ma Jhwh mi ha raccolto (v.10); non ho forse la certezza di contemplare la bontà di Jhwh… (v.13).
§  Il termine che suggerisce il tempio è vario: casa (v.4), santuario (v.4), tenda (vv.5,6). “Per definire il tempio l’orante usa 2 termini: prima, bajit ‘casa’ (salomonica) si riferisce cioè all’ideologia del tempio monarchico, un segno della presenza spaziale di Dio. La seconda è suk, la ‘capanna’ (esodica) risale al santuario mobile del deserto in cui Dio soggiornava nomade col suo popolo nomade, e ‘ohel, la ‘tenda’ dell’arca dell’alleanza (v.5)” (Ravasi).
§  Il termine volto appare 3 volte: 2 volte ‘il tuo volto’ e una volta si con ‘il suo volto’.
§  Gli avversari sono presente in tutte due le parti vv.2-3 e v.12.

Struttura del salmo
Entrambi le parti il salmista inizia (vv.1 e 7) e chiude (vv.6 e 13) la sua preghiera esprimendo la sua fiducia in Dio. Questa apertura e chiusura di fiducia in Dio diventa la sua forza potente davanti all’accampamento e attacco dei suoi avversari e nemici (vv. 2-3 e 12). Questa sua fiducia in Dio la esprime nel rifugiarsi nel tempio (vv.4-5 e 8-11) dove il salmista può sperimentare la presenza di Dio. Con Ravasi possiamo identificare meglio la struttura di questo salmo in 4 elementi importanti: un’antifona di fiducia (vv.1.7), la descrizione dell’incubo dei nemici (vv.2-3 e 12), la celebrazione del rifugio nel tempio (vv.4-5 e 8-11), un’antifona di fiducia conclusiva (vv.6 e 13) (Ravasi).  Questa struttura secondo Ravasi possiamo vederla chiaramente in questa tabella:


Prima tavola (vv.1-6)
A.    Professione di fiducia in Jahweh (v.1)
B.     L’incubo dei nemici (vv.2-3)
B’ Il rifugio nel tempio (vv.4-5)
A’ Professione di fiducia in Jahweh (v.6)

Seconda tavola (vv.7-13)
A.    Antifona di fiducia supplice in Jahweh (v.7)
B.     Il rifugio in Dio e nel tempio (vv.8-11)
B’ L’incubo dei nemici (v.12)
A’ Antifona di fiducia in Jahweh (v.13)
v.14: Oracolo conclusivo di fiducia




Interpretazione del salmo

1.      Parte prima (vv.1-6): cercare di abitare nel tempio di Jhwh
Ravasi identifica che all’interno della prima sezione (vv.1-6) ci sono 2 paradigmi simbolici connessi reciprocamente: la guerra d’attacco (vv.2-3) e il rifugio fortificato (vv.1,5-6). Si inizia con la convinzione dell’orante che Dio è la sua luce, la sua salvezza e il suo baluardo (v.1). Questa sua convinzione su Dio lo protegge dall’attacco dei suoi avversari (vv.2-3) che lo circondano con le armi e vogliono saziarsi dalla sua carne. Possiamo esprimere in questo modo lo stato interiore del salmista: se contro di me si accampa un’armata, il mio cuore non ha paura perché Jhwh è mia luce e mia salvezza; se contro di me scatena una guerra, anche allora ho fiducia perché Jhwh è il baluardo della mia vita. È un richiamo all’azione salvifica di Jhwh riguardo a Israele, cioè la sua fiducia in Jhwh nasce dal ricordo di un’esperienza vissuta del popolo Israele. Questa sua convinzione è così forte e profonda che si chiede di sperimentare o di avere l’accesso alla presenza di Jhwh. Dove? Nel tempio per cui nel v.4 insistentemente fa la richiesta di abitare nella casa di Jhwh. Nel v.5 il tempio si identifica con la capanna in cui Dio soggiornava nomade col suo popolo nomade (Ravasi) nel tempo del esodo. Il tempio quindi è il luogo dove l’orante trova la sua dimora potente perché nel tempio il salmista può sperimentare la presenza Dio che lo ripara, lo nasconde e lo solleva (v.5). La consapevolezza dell’intervento di Jhwh riguardo a Israele diventa la sua arma contro i suoi avversari, cioè Jhwh non lo abbandona come Jhwh non abbandonava Israele.  Questa sua consapevolezza gli permette di non avere paura al potere dei nemici e allo stesso tempo suscita desiderio di abitare nella casa del Signore, per contemplare la bontà del Signore e meditare nel suo tempio.

Vivaldelli identifica un itinerario spirituale da parte dell’orante, dal desiderio di abitare al tempio all’ incontrare il volto di Jhwh. Il salmo nei versetti 1-3 si apre con tre definizioni di Dio su cui basa la sua fiducia. ‘Mia luce’ l’orante riferisce Dio come la luce: Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto (Is 60,19-20). In più nel racconto di Genesi1 la luce è la prima creatura di Dio e l’uomo l’ultimo atto creativo è inserito e pensato in questa luce. In questo contesto il salmista sente di essere preso in considerazione da Dio:”egli è consapevole di essere guardato da Dio e sente, in questo modo, di essere preso in considerazione da qualcuno, uscendo così dall’abbandono e dalla paura. Dio è stato capace di volgere il suo volto su chi, per la sua condizione di pericolo, non è difeso da nessuno. La luce, perciò, diventa possibilità di una nuova vita in cui si vede all’opera il favore divino,”(Vivaldelli). L’espressione dell’orante a identificare Dio come sua salvezza richiama l’aiuto divino nei confronti del suo alleato: è l’intervento liberatore che si sperimenta nella storia della salvezza (Ravasi); Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, non avrò timore, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza». Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza (Is 12,2-3). Il ricordo di quest’aiuto di Dio diventa la sua forza solidale a non temere nei confronti dei suoi nemici. La terza definizione di Dio è ‘baluardo’ che si trova ripetutamente nei salmi 18,3;28,8; 31,3-5; 37,39; 43,2; 52,9; Sir 51,2-5 (Ravasi). Il baluardo allude a un luogo dove ci si rifugia dall’attacco dei nemici. Per il salmista Dio è il baluardo che lo protegge e lo difende. Infatti nel.v.5 trova la conferma di quanto Dio è il suo baluardo, ‘Egli mi fa riparare nel suo tabernacolo nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua tenda, mi solleva sulla rupe’.

In seguito nei versetti 4-6: Vivaldelli indica qualche spostamento (luoghi, verbi, sostantivi) rispetto dei versetti precedenti (vv.1-3); dal campo di battaglia al tempio; dal combattimento alla preghiera; dall’’accamparsi’ e dal‘divorare’, al ‘domandare’, ‘cercare’, ‘abitare’, ‘contemplare’, ‘ammirare Jhwh’; dallo ‘scontro’ con i nemici all’’incontro’ con Jhwh. Infatti nel v.5 la preghiera/il desiderio dell’orante di abitare nella casa di Dio viene confermata poiché Dio lo nasconde nella sua tenda e lo solleva sulla rupe. Dopo aver sperimentato l’intervento di Dio nel v.5, ora nel v.6 l’orante proclama la vittoria e reagisce ringraziando Dio nel culto e nella preghiera con sacrifici e canti. Quindi c’è uno spostamento/cammino dalla battaglia alla liturgia, dalla minaccia dell’accampamento dei nemici alla dimora nel tempio di Dio. Nella seconda parte il salmista va più in profondità nella sua ricerca: dal cercare e abitare nel tempio al cercare il volto di Jhwh, ‘il tuo volto, Jhwh, io cerco’, cioè manifesta il desiderio profondo dell’orante è conoscere Dio.

2.      Parte seconda (vv.7-14): cercare di trovare il volto di Jhwh


In questa seconda parte il rapporto tra salmista e Dio è dialogico identificando Dio con il ‘Tu’. Dio viene interpellato in seconda persona singolare con ciò si entra anche nel genere della supplica direttamente rivolta a Dio. Questa parte del salmo esprime il tono di fiducia, come nella prima parte, basandosi sul desiderio dell’orante a cercare Dio (vv.4 e 8) e a chiedere che Dio lo ascolti (vv.7 e 9). Colui che cerca Dio presume già un affidarsi a Dio. Vivaldelli dice che cercare Dio nel libro del Deuteronomio significa lasciarsi guidare dalla sua parola perché Dio stesso troverà il suo popolo mediante la sua Parola (Dt 4,29-30). Questo lasciarsi trovare da Dio avviene nel tempio di Gerusalemme (cfr.Dt 12,5). L’orante del Sal 27 pronuncia ‘il tuo volto, Jhwh, io cerco’ per mostrare il suo desiderio o la sua disponibilità ad essere trovato da Dio mediante la Parola di Dio nel tempio. ‘Il tuo volto, Jhwh, io cerco’ “è una volontà che decide di abbandonarsi fiduciosamente alla presenza di Dio e della sua parola, così da lasciarsi raggiungere e rimodellare dalla grazia divina,”(Vivaldelli).
Colui che chiede a Dio di ascoltarlo assume la consapevolezza che Dio può ascoltarlo (vv.7 e 9). La richiesta di essere ascoltato da Dio rivela la fede dell’orante in Dio. Questa sua fede in Dio trova la sua adesione forte nel v.10: Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma Jhwh mi ha raccolto. 

Il salmista è convinto che l’amore di Jhwh è più forte e profondo dell’amore dei suoi genitori. Nel verbo ‘ascoltare’ il fedele dichiara che Dio possa ascoltarlo. ‘Ascolta, Jhwh, la mia voce’ (v.7a): Alla base di questo grido rivela la fede di un Israelita che Jhwh possa ascoltarlo perché solo Dio è il vivente, l’unico Signore in grado di ascoltare la preghiera dei suoi fedeli (cfr.1Re 37) e il grido di dolore del suo popolo nella schiavitù in Egitto. Quindi c’è la fede su Dio che sa ascoltare. Vivaldelli dice, per quanto riguarda l’ascoltare, “Ascoltare’ è dunque, entrare in comunione con la situazione di un altro; condividerla. È già un lasciarsi interpellare e coinvolgere da un altro, un dover prendere posizione rispetto alla sua attenzione rispetto alla sua vita. Chi ascolta non può accamparsi dietro la giustificazione del non sapere; assume già una responsabilità, prima ancora di rispondere. Allo stesso modo, chi chiede ascolto e attenzione esprime già la fiducia che colui che ascolta possa esaudirlo, sa che quell’udienza concessa da una persona di riguardo non potrà non procurare benefici alla sua vita.”
Il grido ‘abbi pietà di me. Rispondimi!’(v.7b) contiene la certezza della bontà di Dio verso il suo popolo. Il salmista non chiede solo la bontà di Dio ma esprime la sua convinzione che Dio si prende cura e interviene a liberarlo dal pericolo dei suoi avversari(v.12). Questa pietà di Dio lo attira ad avere più fiducia in Dio. Quindi questo grido rivela la sua speranza finale che sta solo nell’intervento di Dio (v.14). Alla fine questo grido di supplica non nasce dalla disperazione di essere abbandonato da Jhwh, ma nasce dalla coscienza di essere amato e scelto da Jhwh. Il salmista sa che Jhwh lo ascolterà da cui la sua fiducia e speranza in Jhwh.
Quindi ricordando Dio come sua luce e salvezza e suo baluardo permette di resistere e di vincere dall’attacco dei nemici e ancora di più lo attira o lo spinge a trovare Jhwh nel suo tempio.

La lettura cristiana del salmo 27 (26)

Questo salmo risuona varie volte in questi passaggi nel Nuovo Testamento. La luce:‘Jhwh è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Jhwh è baluardo della mia vita, di chi avrò terrore?;v.1’: questa preghiera ricorda l’affermazione di Gesù in Gv 8, 12: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. Lo stesso evangelista, nel prologo dice, ‘In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta’ (Gv 1,4-5). Di chi avrò paura? Di chi avrò terrore (v.1) queste parole del salmista ci ricordano le parole di Paolo ai Romani: Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?...Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (Rm 8,31.35).


 La ricerca di Dio è il tema centrale di questo salmo espressa in questi versetti: “Di te ha detto il mio cuore: Cerca il suo volto! Il tuo volto, Jhwh, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, o Dio della mia salvezza!” (vv.8-9). Se nel salmo il salmista cerca Jhwh nel suo tempio, nel Nuovo Testamento Dio non si trova nel tempio anzi nessuno può trovarlo (‘nessuno ha mai visto Dio…1Gv 4,12) se non è in Gesù Cristo, ‘Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è in Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato’(Gv 1,18). Infatti Gesù dice, “Chi ha visto me, ha visto il Padre…Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete in me: io sono nel Padre e il Padre è in me.” (Gv 14, 9-11). Quindi Dio si è reso visibile in Gesù Cristo e in Lui solo l’uomo può conoscere e incontrare Dio. Vedendo la vita e l’insegnamento di Gesù possiamo cogliere che Dio non è indifferente alla nostra supplica. Ci vuole la fede in Lui per accogliere questa sua presenza e solidarietà.

Il tono di supplica della preghiera del salmista mi fa ricordare il grido di Gesù sulla croce, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Questo grido non è un grido di disperazione come se Dio lo dimenticasse o abbandonasse. Anzi, in questo grido, Gesù esprime la sua confidenza e figliolanza in Dio. Gesù sa che Dio non lo abbandonerà e sa che Dio risponderà alla sua preghiera. Quindi la consapevolezza di essere sostenuto, amato e scelto da Dio è la forza dell’uomo di Dio.



Bibliografia
G. Ravasi, Il libro dei Salmi 1, EDB, Bologna 1981, pp. 493-507.
L. Alonso Schökel, I Salmi 1, Borla, Roma 1991, pp. 498-513.
G. VIVALDELLI, Il signore è mia luce e mia salvezza, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2014, pp. 1-178.
D. M. Turoldo – G. Ravasi, Lungo i fiumi…I Salmi. Traduzione poetica, San Paolo, Milano 1987, pp. 89-92.
S. RINAUDO, I salmi: preghiera di Cristo e della Chiesa, Elle Di Ci, Torino-Leuman, 1973, pp.185-189.







[1] Il testo viene preso dalla traduzione di G. Ravasi, Il libro dei salmi, pp.493-494.

Sabtu, 31 Januari 2015

One of these young eagles...


A Udine, Italia
My name is Pandri and originally I come from the remote village of Nunang, in the west of Manggarai, West Flores, Nusa Tenggara Timur, Indonesia. My village is so small but so beautiful land and place because there is a vulcanic lake. When I was a child i used to play there with my friends. The interesting thing I liked to do was to catch the ducks because it is the only animal that can resist to live there, but every time i tried to catch, i failed always: I got nothing. The important thing I have learnt and I will learn from people of this small place, where I grew up, is the simple way they express their faith in Jesus Christ in ordinary life. They live or express their faith in participating to the weekly holy mass, the recitation of the rosary every Saturday night going from one house to another house, by taking care of the family life and taking care each other. Their way of life pushed me to take part to it and to make my life worthwhile as they have been making their life worthwhile for me.


After finishing the senior high school in 2005, I joined the Xaverians and now I’m a Xaverian Missionary Student who is studying theology at the Interdiocesan School of Theology in Reggio Emilia, Italy. Now I live in Parma with 22 confreres from nine different nations. Next to our house there is our Mother House where our Founder’s, St. Guido Maria Conforti, tomb rests. “From this nest, young eagles of the Gospel will fly to bring faith to those who still live in darkness and under the shadow of death… and my spirit will be moved by the vision of the marvels they will achieve.” said Bishop Magani on laying down the foundation stone our mother house (April 24, 1900). I think that I am one of these eagles. Living next to this house and next to his tomb for me means reliving the zeal of Conforti to be an open minded catholic faithful and missionary who thought not only of himself, his own culture, his diocese, but thought others, their cultures, their diocese in the way in which Jesus thought about us and our cultures.


This Mother House for us, the Xaverians, is historical place because from here Conforti prepared and sent his first missionaries to China hoping that through them and their life and mission activities following the missionary zeal or the footsteps of St. Francis Xavier, he could make of the world as single family in Jesus Christ specially to proclaim Jesus Christ to the extreme ends of the earth.  “The Apostles went forth from the Cenacle, where they witnessed the greatest expression of love given by Christ, and they spread it over the face of the earth in order to fulfill the mission, which was entrusted to them. You in like manner in this Cenacle of the Institute of St Francis Xavier, around this altar, prepared yourselves for the same mission and now you are about to take flight for distant shores, you are ready to bring the name of Christ to the extreme ends of the earth. Go forth, and we will follow you with our minds and hearts, which do not know distances, and at the foot of this altar we will find ourselves often united in the sacred bond of prayer”(Words of Farewell by Bishop Conforti in his Departure Discourses, January 3, 1922).


A Loreto, Italia, 2014
Before coming here in September 2012 I have studied philosophy for four years at Driyarkara School of Philosophy in Jakarta, the capital city of Indonesia. Philosophy teaches me not to be an intelligent man but to be a wise man who realizes himself maturely integrating the whole aspects of his personality (humanly, spiritually, ect..). The wise man can be measured for example by analyzing his respect to others as they are (their culture, religion, background, ect) without pretending to change them according to my own interests. Strumentalizing others for fulfilling my benefit is not human. The wise man is whom who professes, lives and wisely pratices the truth. The truth for me is Jesus Christ who reveals God and also reveals who man is.

“La Mia Vita” which means the journey of my life is my own blog. The aim of this blog is to share or to tell about the journey of my ordinary and spiritual life which based on the experience in which I seek, think and feel. I want only to share the sense of my life based on Jesus because I trust Him and I’m trying to live and to imitate His way of life.

How is about you, my friend?
Enjoy your life with Jesus because in Him and with Him you can find the true meaning of your life and existence. Becoming a Xaverian is one of the ways in which you can choose to find the true meaning of your life as our founder says in his motto, “To seek, to find and to love God in everything.” In doing this, you will find the answer to your inner needs that is the need to be loved e to love unconditionally. It is only in Him you can fulfill. What are you waiting for?  

Thank you!


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Uno dei questi giovani aquilotti…

A Molveno
Mi chiamo Pandri e vengo da Nunang, un piccolo villaggio del Manggarai occidentale, di Flores, Nusa Tenggara Timur, Indonesia. Questo mio villaggio nonostante sia molto piccolo, è un posto bellissimo da vedere perché c’è un lago dove io e i miei amici e compagni di scuola elementari andavamo a catturare le anatre, l’unico animale che può resistere a vivere in questo lago vulcanico. Ogni volta provavo a catturarle, ma non riuscivo a prenderne nemmeno una: ero un po’ invidioso nel vedere i miei compagni che riuscivano a prenderle. Adesso la gente non può fare la stessa cosa perché è proibito catturarle. Una cosa importante che imparavo, e ancora imparerò dalla gente semplice dal villaggio dove sono cresciuto, è la loro semplicità nella fede in Gesù Cristo nella loro quotidianità. Quando ero piccolo mi piaceva guardare la gente alla Messa domenicale; la gente esprimeva la propria fede seguendo fedelmente la Messa o la liturgia domenicale recitando il rosario ogni sabato sera girando da una ad altra casa nel quartiere/comunità di base, prendendosi cura della vita familiare e anche dei vicini. Il loro stile di vita mi toccava molto e mi tocca ancora adesso, per cui vorrei che la mia vita potesse avere un valore come la loro vita valeva per me.

Dopo aver terminato la scuola superiore nel 2005, sono entrato nei saveriani e adesso sono studente saveriano che sta studiando teologia nello STI (Studio Teologico Interdiocesano) a Reggio Emilia, Italia. Adesso vivo a Parma con 22 confratelli appartenenti da nove paesi diversi. Accanto a casa nostra c’è la casa Madre dei Missionari Saveriani dove, nel santuario, c’è la tomba del nostro fondatore Guido Maria Conforti, proclamato santo da Papa Benedetto XVI il 23 ottobre 2011. Nel mettere la prima pietra di questa Casa Madre, il vescovo Magani disse: “Giorno verrà, quando le mie ossa riposeranno nella Viletta, che da questo nido benedetto spiccheranno il volo robusto gli aquilotti del Vangelo, per portare la fede a coloro che ancora giacciono nelle tenebre e ombre di morte e il mio spirito sussulterà alla visione delle magnifiche conquiste che essi opereranno. ” Sono uno dei questi giovani aquilotti di Conforti, il vescovo della chiesa di Parma che pensava già al bisogno della Chiesa universale. Vivere accanto alla casa madre dei Missionari Saveriani, e soprattutto accanto alla tomba del fondatore, è una fortuna per me affinché io possa rivivere il suo zelo missionario, per essere un cattolico e un missionario aperto che pensi non solo a se stesso, alla sua cultura o alla sua diocesi, ma pensi già agli altri, alla loro cultura e soprattutto al bisogno della Chiesa universale fuori della sua diocesi, come Gesù pensava dovesse essere la chiesa.


La casa madre per noi saveriani è un luogo storico perché da questa casa Conforti preparava e inviava i suoi primi missionari, i suoi aquilotti, in Cina sperando che mediante la testimonianza della loro vita e l’apostolato, imitando lo zelo missionario di S. Francesco Saverio, si potesse fare del mondo una sola famiglia in Cristo soprattutto per annunciare Gesù Cristo agli estremi della terra. “Gli Apostoli uscirono dal Cenacolo, ove furono spettatori del più grande eccesso di carità operato da Cristo, e si diffusero su tutta la faccia della terra per compiere l’ardua missione ad essi affidata. Così voi in questo Cenacolo dell’Istituto di S. Francesco Saverio, attorno alla mensa di questo altare, vi siete preparati alla stessa missione ed ora state per spiccare il volo per lontani lidi; state per portare il nome di Cristo agli estremi confini della terra. Andate pure e noi vi seguiremo colla mente e col cuore che non conoscono distanze ed ai piedi di questo stesso altare spesso ci troveremo uniti col vincolo santo della preghiera…” (I Discorsi ai Partenti di Guido Maria Conforti, 3 gennaio 1922).

Prima di venire in Italia nel settembre 2012, studiai filosofia a Sekolah Tinggi Filsafat Driyarkara, a Giakarta, la capitale dell’Indonesia. La filosofia mi insegna non ad essere intelligente ma ad essere un uomo secondo la propria chiamata, realizzando la propria capacita di relazionarsi con Dio e con gli altri, sviluppando in modo maturo la propria interiorità e la propria capacità di pensare. Nella sua relazione con gli altri, l’uomo sa rispettare gli altri così come sono (rispettando cioè  la loro cultura, religione, background, ect) senza pretendere di cambiarli secondo il mio modo di pensare e di essere. L’uomo saggio è colui che professa, vive e mette in pratica la verità; la sua saggezza viene misurata dalla verità. Per me la verità è Gesù Cristo che rivela chi è Dio e chi è l’uomo.

A Molveno, 2014
“La Mia Vita” è il mio blog. Lo scopo è condividere con altri quello che penso, vedo e sento partendo dalla mia fede. Vorrei solo condividere la gioia, la fatica e il significato di essere uomo come Gesù lo vede perché a Lui affido me stesso e con Lui percorro la strada verso la vita piena che è in Lui. Cioè vorrei condividere la bellezza di essere figlio di Dio adesso in questo mondo.

E tu, amico mio? Come va con la tua vita?
Se trascorri la tua vita con Gesù, in Lui e insieme con Lui puoi trovare il significato della tua vita. Ebbene, diventare saveriano è uno dei tanti modi in cui tu puoi trovare il vero scopo della tua vita, come il nostro fondatore, Guido Maria Conforti, dice nel suo famoso motto: “cercare, vedere e amare Dio in tutto.” Facendo così troverai la risposta del tuo bisogno profondo che è il bisogno di essere amato e di amare senza confine: solo Lui può riempire questo nostro bisogno. Che aspetti?


Grazie. 

Rabu, 24 Desember 2014

I Feel The Nation's Presence Abroad...*


narsis bareng mie goreng.....
There was a meeting between five students from Indonesia who are studying theology at the interdiocesan school of theology in Reggio Emilia with two members of the Indonesian embassy to the Holy See/Vatican, Pak Agil and Pak Guritno. The meeting was held in the mother house of the Xaverian Missionaries in Parma, Italy, on Dec. 11 and it was the first time they came to meet us since we were here.

The aim of this meeting was to socialize the concerns of the Indonesian government through its Foreign Ministry in protecting the right and facilitating or helping some needs of Indonesian citizens who live abroad, in this case, in Italy. They said that it was their task or work to facilitate and guarantee some protection for Indonesian citizens abroad. How do and how did they implement this promise or initiative?

If an Indonesian citizen has a problem or has a legal problem in this country, the embassy to the Vatican will follow and accompany the process so that the case will be processed rightly and justly. In that case if that person has some difficulties in expressing himself or herself in Italian the embassy will provide a translator.

bung Gordy lagi ngisi data.....
In regard to facilitating the needs of some citizens, they gave a true example of what they had done during the earthquake in Aquila some years ago. Some of our citizens had suffered because their houses where they lived had fallen and the embassy visited them and gave them some basic needs. There are some services they provide and undergo for the citizens of Indonesia, like the extension of passports, the renewing of databases and some other services.

They insisted that in realizing this initiative or program they needed our collaboration, which means that we have to inform them who we are, where we live and what activity we are doing here. Such information will facilitate them in undertaking their services. Indeed, Parma was the last city they visited for introducing this program after visiting our fellow citizens in Milano, Modena, Napoli and some other cities in Italy because there are more than 1,500 Indonesian citizens listed under the administration of the embassy.

Personally, I am proud of them and admire this visit and the initiative of the embassy in establishing good protection for Indonesian citizens.

In this initiative, I found and I felt the nation’s presence and concern regarding our rights and at the same time the nation’s responsibility to take care of and guarantee the rights of Indonesian citizens abroad.

depan rumah induk Xaverian, Parma
Therefore, protection for Indonesian citizens abroad still needs to be improved further. The violations against Indonesian migrant workers in Malaysia and in some other countries where they work reveal the urgency of this kind of service and protection. This is the task that the nation has to do for its people. It is the responsibility of our government to respond quickly to protect its citizens whoever they are and whatever their jobs are.

Ferdinandus Supandri
Parma, Italy



It was published on “Your Letter” of The Jakarta Post, Tuesday, December 16 2014 without these three pictures. It can be found here: http://www.thejakartapost.com/news/2014/12/16/your-letters-i-feel-nation-s-presence-abroad.html