Senin, 21 Juli 2014

La missione; è il tempo di scegliere e di condividere…




“La missione; è il tempo di scegliere” è stato il tema del campo giovanissimi condotto dai Missionari Saveriani, Saveriane e Laici Saveriani rivolto o coinvolto con i giovani di qualche parrocchia nella città di Salerno (26-30 giugno 2014) e anche in un secondo momento con i giovani delle parrocchie di Campigliano, Filetta, San Cipriano e Castigliano (1-5 luglio 2014). I ragazzi partecipanti da questo campo erano quasi cento quarantina.

Questo tema veniva sviluppato/approfondito con i ragazzi nei momenti della formazione. Un animatore spiegava quale è l’importanza di fare le scelte della vita; in quale condizione si può scegliere; quali siano le scelte importanti della vita. Lo scopo di questo tema era mostrare che la vita è una scelta o è fatta di scelte. Nella vita non si può fare a meno di una scelta, quindi la scelta fa parte del mio essere umano. Quindi l’importanza del tema è ribadire proprio che la scelta non è fatta solo una volta nella vita, ma deve essere continuata, ripensata, ect… Facendo così si sperava che i ragazzi potessero essere consapevoli fin dalla loro giovinezza dell’importanza di fare la scelta della propria vita e potessero esercitarla responsabilmente e consapevolmente.


Oltre al momento della formazione o dell’approfondimento del tema, la giornata del campo cominciava con la preghiera. In seguito c’erano i momenti della formazione e del raccolto degli indumenti. I ragazzi andavano nei palazzi della gente a chiedere o a raccogliere i vestiti usati. Dopo il pranzo facevano i laboratori e poi finivano con qualche gioco divertente. Alla sera prima della cena c’era un momento di preghiera facendo la lectio divina/l’adorazione eucaristia/la confessione. La giornata terminava con la serata musicale danzando e facendo il karaoke insieme.

È stato un campo pieno di storia e di gioia a cui ho partecipato. Sarebbe stato un peccato grave se lo lasciassi perdere senza nessuna traccia. Vorrei tenerlo vivo e presente ricordandolo e scrivendolo perché i ragazzi mi hanno insegnato molte cose; è proprio il motivo centrale di questo piccolo racconto.

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È stato il primo campo a cui ho partecipato a Salerno da quando sono in Italia. Quindi è stata la prima volta che ho incontrato questi ragazzi così bravi, accoglienti, calorosi, stupendi e vivaci passando insieme momenti di scherzi, battuti e giochi.


È stato un campo di scoperte da quello che pensavo per il fatto che sono rimasto stupito vedendo il loro entusiasmo a partecipare agli incontri di formazione e anche nelle raccolto degli indumenti. Quando è arrivato il tempo della serietà e del lavoro, erano molto seri a fare le cose: nei momenti di divertimento, del gioco o della festa si sono tutti divertiti. Durante i momenti delle preghiere sono stati proprio bravi nel senso che si sono coinvolti attivamente. Se nel momento della formazione o del lavoro alcuni facevano casini o le brutte figure, nel momento di preghiera non era così; invece hanno pregato e si sono confessati. Ero rimasto meravigliato a vedere un giovane confessarsi per più di dieci minuti, adorare Gesù nell’eucaristia in silenzio per un’ora. Ero impressionato vedere tutte queste cose perché pensavo che i ragazzi dell’occidente non si interessassero più alle cose liturgiche, alle cose delle chiese. Invece a Salerno non è così. È diverso.


Questa realtà mi ha spinto a cambiare il mio modo di pensare e giudicare dalle informazioni o storie ricevute. Quando ero ancora nel mio paese sentivo spesso i racconti che dicevano: che tante chiese in Italia ed in Europa in generale, erano vuote perché la gente non le frequentava più; che solo i vecchietti partecipavano ad iniziative spirituali mentre i giovani si allontanavano dalle chiese e dalla vita cristiana, quindi difficilmente si trovava un giovane in chiesa. Ascoltando questi racconti credevo che fossero veri e che in occidente i giovani si ritirassero dalle pratiche sacramentali. Invece in realtà non è così tanto al cento per cento, perché ci sono ancora i giovani credenti che frequentano le messe, che vivono cristianamente la loro vita quotidiana. Questo campo e questo incontro con questi giovani entusiastici mi ha assicurato e convinto che la chiesa sta facendo la sua missione. Penso che questa sia una speranza viva e vera che non possiamo lasciar perdere. Per farla vivere sempre ha bisogno di un aiuto urgente cioè ha bisogno di una vita esemplare assicurandoli che la strada che stanno percorrendo sia una strada giusta verso una vita matura, alla libertà vera, all’amore autentico andando verso Gesù. Quindi questi giovani hanno bisogno delle persone capaci di accompagnarli a fare la scelta giusta e vera. Il campo estivo è un tipo di accompagnamento per quell’esito.


Missione è qualcosa da condividere…

Pensando un po’ al tema scelto “Missione, è un tempo di scegliere” credo che non sia stato un tema utopico che i giovani devono prendere in futuro, che devono scegliere magari al prossimo mese o anno. Durante il campo questo tema è stato già vissuto e realizzato nel decidere /scegliere / condividere, a lavorare e a stare insieme i ragazzi dalle parrocchie, scuole e paese diverse, partecipando al campo.


Vorrei sottolineare solo un atteggiamento che secondo me possa essere un esempio vissuto/concreto delle tante scelte che vengono fatte dai ragazzi. È la condivisione che nel campo era evidente nel dare e mettere il panino da mangiare. Questo atto sicuramente veniva inculcato/proposto dagli animatori come una condizione che dovevano realizzare. Nonostante ciò aveva un valore importantissima educandoli e invitandoli a non pensare al loro bisogno personale ma anche a pensare ai bisogni degli altri. In realtà questa richiesta veniva accolta entusiasticamente da parte loro nonostante non tutti facevano così, ma erano pochi.  

Un momento interessante da ricordare era quello di prendere il panino dalla propria borsa e poi metterlo su una tavola comune. Per me questo era un gesto di condivisione e di fiducia.

Era un gesto di condivisione perché ognuno ha preso e ha dato da quello che aveva; voleva dare e condividere con gli altri il suo bene per il bene degli altri. Era proprio un atto tipicamente cristiano in cui ognuno si sentiva responsabile non solo di se stesso ma anche si sentiva responsabile degli altri. A questo punto posso dire che un atto di condivisione è un atto di prendersi cura vicendevole; è un atto di corresponsabilità. Sarebbe stato utile e significativo se nel campo questo valore o virtù venisse spiegato di più perché i ragazzi potessero essere consapevoli della sua importanza.


Condividere era anche un atto di fiducia. Io davo il mio contributo credendo che non mi mancasse nulla e perché gli altri facessero lo stesso gesto. Magari i ragazzi non sapevano/non si rendevano conto che dando un panino o condividendo la storia della loro vita agli altri fosse un segno positivo che parla di se stesa che è aperta, che è disponibile a affidare la sua vita agli altri. Da lì nasce l’amicizia che senza la fiducia è impossibile essere amico di qualcun’altro oppure da lì può darsi nasca la fede.

Ero e sono contento vedendo che i ragazzi facevano così perché era un segno positivo, un segno di ricchezza che avevano. Perciò dovrebbero riconoscerla, accoglierla questa ricchezza facendo proprio un tesoro loro non per tenerlo in sé ma per coltivarlo finché cresca e porti le frutte abbondanti. Da parte mia vedendo la loro generosità e disponibilità sentivo che suscitavano in me la voglia di fare la stessa cosa, di imitare e di imparare. 
Grazie di cuore!


Parma, 11 luglio 2014
Pandri


Selasa, 01 Juli 2014

Si Dia Yang Kupandang….



Saya dan Arnaud, konfratrer seangkatanku dari  Camerun , berangkat dari Parma pada pukul 15.30 dan tiba di komunitas Xaverian di Salerno jam 23.30. Untuk sampai di Salerno kami harus ganti kereta api 3 kali: Parma-Bologna, Bologna-Napoli, Napoli-Salerno. Saya sangat menikmati perjalanan ini terutama dari Bologna-Napoli karena  untuk pertama kali saya menggunakan kereta cepat, Freciarossa, artinya secara literal adalah panah merah. Sama seperti panah, kereta ini melaju sangat kencang dan hanya berhenti sekali di stasiun di Roma.  Kami pun tiba sesuai jadwal dalam tiket di Salerno.

Terlepas dari rasa nyaman dan selamat selama dalam perjalanan dari italia utara ke italia selatan saya menyadari suatu hal yang istimewa yang belum kutemukan di negeriku tercinta dan hal istimewa ini tidak mau kuabaikan begitu saja. Saya mau belajar dari hal yang kulihat dan mau bermimpi agar negaraku tercinta suatu saat nanti bisa menirunya. Persis hal yang kulihat inilah yang mau saya kisahkan dalam goresan ini.

Selama dalam kereta maupun saat di stasiun menunggu kereta, saya  tidak menemukan hal-hal yang kulihat di stasiun maupun dalam kereta di Jakarta. Semua penumpang  duduk di tempat duduknya masing-masing: baca majalah, buku, koran, yang lainnya sibuk dengan computer atau handphone. Tidak kutemukan sampah bersererakan di mana-mana, tidak ada pemulung yang keluar masuk kereta. Di stasiun saat menunggu kereta tidak kutemukan orang yang menyeberang rel kereta api karena sudah tertulis di bahu rel kereta untuk tidak menyeberangi rel kereta api. Pokoknya semuanya teratur baik.

Ketika melihat semuanya ini saya kemudian sadar bahwa saya sedang berada di sebuah negara maju di eropa, negara yang terkenal dengan seribu piazza juga negara penuh dengan karya seni. Masyarakatnya  sudah maju.  Ukuran kemajuannya dapat dilihat tidak hanya dalam cara mereka berpikir maupun kemajuan dalam bidang sains dan teknologi melainkan juga  mereka maju dalam hal kesadaran dan tanggung jawab sosial satu terhadap yang lain. Saya sering mendengar ucapan bahwa orang eropa itu sangat individualis. Hal itu memang ada benarnya, tapi hal itu tidak menjadi semacam alibi untuk menutup diri dari hal-hal positif yang ada pada mereka.

 Kesadaran dan tanggung jawab sosial ini dapat dirasakan saat berada di hadapan loket untuk membeli tiket. Pembeli tidak dipersulit. Harga tiket dapat dengan mudah diketahui lewat internet. Tidak ada calo. Ketika seorang penumpang sedang melakukan transaksi jual beli tiket, penumpang yang lain tahu diri untuk menunggu giliran dan berada dalam barisan. Tidak ada namanya “main serbu saja” Yang satu menghargai yang lain. Sebaliknya juga begitu.

Saat masuk keluar kereta semuanya berjalan lancar. Penumpang yang mau turun didahulukan. Begitu masuk yakinlah bahwa nomor kursi yang tertera di tiket sudah siap untukmu. Tidak ada yang merebutnya. Tidak ada penumpang masuk keluar lewat jendela. Jangankan penumpang, barang-barang bawaanpun tidak kulihat bahwa dimasukkan atau dikeluarkan lewat jendela

Kalau di Jakarta, penumpang kadang pusing menolak tawaran juru angkat barang yang terkesan memaksa agar barang bawaannya dipercayakan kepadanya dengan imbalan jasa tertentu, di stasiun di Italia hal seperti itu belum pernah kutemukan. Yang kulihat adalah pekerja yang membersihkan stasiun, yang bekerja dengan penuh dedikasi. ,

Orang-orang yang ada di stasiun adalah orang-orang yang memang mau bepergian atau para petugas yang bekerja/yang sedang dinas meskipun juga ada penjual tapi para penjual ini berada di luar stasiun. Belum kutemukan para penjual jalanan yang menawarkan jualannya. Yang ada adalah semacam warung self-service di mana dalam warung itu sudah tertera semua harga dari jenis barang yang dijual berikut nomor urutnya masing. Ketika seseorang hendak membeli snack atau sebotol air, cukup dengan melihat nomor dan harganya. Untuk membelinya, cukup memasukkan sejumlah uang sesuai harga barang yang bersangkutan. Dengan sistem ini, dalam ruang tunggu, para penumpang merasa nyaman tanpa merasa takut barang-barangnya dicuri.  

Selain itu kereta api masuk keluar stasiun pada umumnya tepat waktu, sesuai dengan jadwal yang telah dipastikan. Keterlambatan kereta api tentu saja ada, tetapi tidak terjadi setiap hari. Kepastian jadwal ini meyakinkan penumpang bahwa mereka dapat sampai di tempat tujuan sesuai dengan waktu yang diperikirakan.

Di hadapan situasi ini saya merasa sangat terpesona karena semuanya telah dijadwalkan dengan teliti dan baik. Lebih dari itu saya merasa kunci dari semua realta positif yang kulihat terlaksana seperti ini bukan hanya karena sudah diatur memang seperti itu. Saya melihatnya bahwa masyarakat sudah merasa sangat penting untuk menaati hukum karena dengan cara seperti itu mereka dapat mewujudkan kebutuhan mereka juga mewujudkan kebutuhan orang lain. Dengan demikian saya mengerti mengapa orang barat beda dengan orang Indonesia. Perbedaanya tereletak pada kesadaran dan tanggung jawab sosial dari masyarakatnya.

Satu hal yang kusadari penting adalah bahwa berdisiplin, membiasakan diri tepat waktu/bertanggungjawab atas hal yang sedang dilakukan, tidak hanya bermanfaat untuk keperluan pribadi tetapi merupakan sebuah sikap menghargai orang lain.

Berangkat dari kesadaran ini saya pun berani mengatakan bahwa ketika saya memandang realta dengan teliti, realta itu sendiri menyatakan banyak hal atau lebih tepatnya mengajarkanku tentang arti atau makna atau di balik realta itu ada suatu makna positif yang bisa kupetik.

 

Yanto

Salerno, 30 maggio 2014.

 

 

 

 

 

Si Dia Yang Kupandang….

Saya dan Arnaud, konfratrer seangkatanku dari  Camerun , berangkat dari Parma pada pukul 15.30 dan tiba di komunitas Xaverian di Salerno jam 23.30. Untuk sampai di Salerno kami harus ganti kereta api 3 kali: Parma-Bologna, Bologna-Napoli, Napoli-Salerno. Saya sangat menikmati perjalanan ini terutama dari Bologna-Napoli karena  untuk pertama kali saya menggunakan kereta cepat, Freciarossa, artinya secara literal adalah panah merah. Sama seperti panah, kereta ini melaju sangat kencang dan hanya berhenti sekali di stasiun di Roma.  Kami pun tiba sesuai jadwal dalam tiket di Salerno.

Terlepas dari rasa nyaman dan selamat selama dalam perjalanan dari italia utara ke italia selatan saya menyadari suatu hal yang istimewa yang belum kutemukan di negeriku tercinta dan hal istimewa ini tidak mau kuabaikan begitu saja. Saya mau belajar dari hal yang kulihat dan mau bermimpi agar negaraku tercinta suatu saat nanti bisa menirunya. Persis hal yang kulihat inilah yang mau saya kisahkan dalam goresan ini.
Selama dalam kereta maupun saat di stasiun menunggu kereta, saya  tidak menemukan hal-hal yang kulihat di stasiun maupun dalam kereta di Jakarta. Semua penumpang  duduk di tempat duduknya masing-masing: baca majalah, buku, koran, yang lainnya sibuk dengan computer atau handphone. Tidak kutemukan sampah bersererakan di mana-mana, tidak ada pemulung yang keluar masuk kereta. Di stasiun saat menunggu kereta tidak kutemukan orang yang menyeberang rel kereta api karena sudah tertulis di bahu rel kereta untuk tidak menyeberangi rel kereta api. Pokoknya semuanya teratur baik.

Ketika melihat semuanya ini saya kemudian sadar bahwa saya sedang berada di sebuah negara maju di eropa, negara yang terkenal dengan seribu piazza juga negara penuh dengan karya seni. Masyarakatnya  sudah maju.  Ukuran kemajuannya dapat dilihat tidak hanya dalam cara mereka berpikir maupun kemajuan dalam bidang sains dan teknologi melainkan juga  mereka maju dalam hal kesadaran dan tanggung jawab sosial satu terhadap yang lain. Saya sering mendengar ucapan bahwa orang eropa itu sangat individualis. Hal itu memang ada benarnya, tapi hal itu tidak menjadi semacam alibi untuk menutup diri dari hal-hal positif yang ada pada mereka.

Kesadaran dan tanggung jawab sosial ini dapat dirasakan saat berada di hadapan loket untuk membeli tiket. Pembeli tidak dipersulit. Harga tiket dapat dengan mudah diketahui lewat internet. Tidak ada calo. Ketika seorang penumpang sedang melakukan transaksi jual beli tiket, penumpang yang lain tahu diri untuk menunggu giliran dan berada dalam barisan. Tidak ada namanya “main serbu saja” Yang satu menghargai yang lain. Sebaliknya juga begitu.
Saat masuk keluar kereta semuanya berjalan lancar. Penumpang yang mau turun didahulukan. Begitu masuk yakinlah bahwa nomor kursi yang tertera di tiket sudah siap untukmu. Tidak ada yang merebutnya. Tidak ada penumpang masuk keluar lewat jendela. Jangankan penumpang, barang-barang bawaanpun tidak kulihat bahwa dimasukkan atau dikeluarkan lewat jendela

Kalau di Jakarta, penumpang kadang pusing menolak tawaran juru angkat barang yang terkesan memaksa agar barang bawaannya dipercayakan kepadanya dengan imbalan jasa tertentu, di stasiun di Italia hal seperti itu belum pernah kutemukan. Yang kulihat adalah pekerja yang membersihkan stasiun, yang bekerja dengan penuh dedikasi. ,

Orang-orang yang ada di stasiun adalah orang-orang yang memang mau bepergian atau para petugas yang bekerja/yang sedang dinas meskipun juga ada penjual tapi para penjual ini berada di luar stasiun. Belum kutemukan para penjual jalanan yang menawarkan jualannya. Yang ada adalah semacam warung self-service di mana dalam warung itu sudah tertera semua harga dari jenis barang yang dijual berikut nomor urutnya masing. Ketika seseorang hendak membeli snack atau sebotol air, cukup dengan melihat nomor dan harganya. Untuk membelinya, cukup memasukkan sejumlah uang sesuai harga barang yang bersangkutan. Dengan sistem ini, dalam ruang tunggu, para penumpang merasa nyaman tanpa merasa takut barang-barangnya dicuri.  

Selain itu kereta api masuk keluar stasiun pada umumnya tepat waktu, sesuai dengan jadwal yang telah dipastikan. Keterlambatan kereta api tentu saja ada, tetapi tidak terjadi setiap hari. Kepastian jadwal ini meyakinkan penumpang bahwa mereka dapat sampai di tempat tujuan sesuai dengan waktu yang diperikirakan.

Di hadapan situasi ini saya merasa sangat terpesona karena semuanya telah dijadwalkan dengan teliti dan baik. Lebih dari itu saya merasa kunci dari semua realta positif yang kulihat terlaksana seperti ini bukan hanya karena sudah diatur memang seperti itu. Saya melihatnya bahwa masyarakat sudah merasa sangat penting untuk menaati hukum karena dengan cara seperti itu mereka dapat mewujudkan kebutuhan mereka juga mewujudkan kebutuhan orang lain. Dengan demikian saya mengerti mengapa orang barat beda dengan orang Indonesia. Perbedaanya tereletak pada kesadaran dan tanggung jawab sosial dari masyarakatnya.

Satu hal yang kusadari penting adalah bahwa berdisiplin, membiasakan diri tepat waktu/bertanggungjawab atas hal yang sedang dilakukan, tidak hanya bermanfaat untuk keperluan pribadi tetapi merupakan sebuah sikap menghargai orang lain.

 Berangkat dari kesadaran ini saya pun berani mengatakan bahwa ketika saya memandang realta dengan teliti, realta itu sendiri menyatakan banyak hal atau lebih tepatnya mengajarkanku tentang arti atau makna atau di balik realta itu ada suatu makna positif yang bisa kupetik.

 

Yanto

Salerno, 30 maggio 2014.

 

 

 

 

 

 

Kamis, 19 Juni 2014

La Voce che si rivela

La Voce che si rivela


Nella quarta domenica di pasqua ascoltiamo il brano del buon pastore. Questo brano viene diviso in due parti: Gv 10,1-6 e Gv 10,7-21. La prima parte (Gv 10,1-6) parla della contrapposizione tra il pastore e il ladro. Il pastore entra e si relaziona con le pecore attraverso la porta mentre i ladri e i briganti entrano nel recinto salendo da un’altra parte. La seconda parte (Gv 10,7-21) parla di Gesù che si definisce o si dice di essere come la porta e il pastore del gregge. Il rapporto tra il pastore e gregge simboleggia la relazione tra re e popolo Israele, tra Dio come pastore e il suo popolo.

Mi stupisce prima di tutto l’immagine di Gesù nel suo rapporto con le pecore. Gesù, il pastore (Gv 10,11) chiama le sue pecore ciascuna per nome e cammina davanti a esse. Chiamare per nome indica un coinvolgersi con qualcuno. Vuol dire che c’è un rapporto personale di amicizia reciproca, di affidamento e un’attenzione speciale alla situazione delle persone a cui si rivolge. Dare e ricordare i nomi di tutti le pecore non è facile ma per Gesù questo significa l’amore; cioè la sua grande attenzione per noi. Vuol dire che Gesù si prende cura, ci conosce e ci ama. Non a caso, dopo la sua risurrezione Gesù appare a Maria di Magdala e la chiama per nome, “Maria” (Gv20,16). Sicuramente Gesù ci conosce, ci ama e si prende cura perché abbiamo la vita in abbondanza (cfr, Gv 10,10). Questo suo amore gratuito lo vive fino alla croce.


Gesù chiama le pecore ciascuna per nome può essere anche un atto per farsi conoscere.  Chiamare qualcuno per nome non solo attira l’attenzione di colui al quale ci si rivolge nome ma anche rivela l’identità del soggetto: cioè quando chiamo qualcuno allo stesso tempo rivelo chi io sono. Quindi la voce rivela chi sei. Gesù chiama le pecore per nome per farsi conoscere, per rivelarsi perché lo conoscano. Il pastore per farsi conoscere entra attraverso la porta. I ladri e i briganti, invece, che non entrano dalla porta e non chiamano le pecore per nome non solo non le conoscono ma anche il loro scopo è diverso dal pastore buono. Ecco ‘il chiamare per nome’ anzitutto è tipico del pastore e attraverso la sua voce il pastore si rivela. Quale voce mi sta attirando?

Un’altra immagine su cui mi piace riflettere è Gesù, il pastore buono, che cammina davanti alle pecore. Con quest’immagine mi vengono in mente gli episodi come il buon samaritano, il ritorno del figlio prodigo, la ricerca della pecora smarrita, il perdono della donna adultera e alla fine la sua morte sulla croce. Questi brani parlano proprio dell’atteggiamento di Gesù nel suo rapporto con noi. Gesù
cammina davanti alle pecore vuol dire che Lui stesso inizia per prima: ci conosce, ci ama, ci perdona prima che lo conosciamo, lo amiamo e rispondiamo al suo perdono.


Lui ci precede e ci affascina con il suo modo di vivere ed agire: cioè Lui stesso è la vita, la luce, il vero liberatore e la salvezza. Quindi questi brani ci mostrano che Gesù conduce le sue pecore alla vita, alla luce, alla liberazione e alla salvezza. Quindi Gesù conosce e prende cura del suo gregge e lo porta alla vita. Lui è pastore buono perché è buono. A questo punto c’è una domanda, se Gesù mi ama e mi conosce così profondamente e mi porta alla vita, da parte mia conosco questo Gesù che ama così tanto?

Ricordo anche che in questo brano la parola “pecora” viene ripetuta 8 volte. Questo fatto forse indica che essa è molto importante. Credo che l’importanza riguardi a tutti noi.
Prima ho già sottolineato l’atteggiamento del pastore verso il suo gregge. Il Pastore conduce e guida le pecore alla vita e alla luce. Ma per poterci condurre alla vita, bisogna lasciarsi guidare dal pastore buono ed unico. Per poter essere condotto ho bisogno di saper conoscere chi mi guida e chi mi conduce. Non a caso nei versetti 3 e 4 ci sono i verbi chiave “ascoltare (ascoltano), seguire (seguono), conoscere (conoscono).” Le pecore possono seguire il pastore se lo conoscono e per poterlo conoscere bisogna prima di tutto ascoltarlo. Questi 3 verbi sono importanti perché in questo brano l’evangelista Giovanni cita non solo il pastore ma anche i ladri e briganti. Quindi bisogna essere capaci di riconoscere la voce del pastore per distinguerlo dalla voce dei ladri e briganti. Per conoscere la sua voce occorre mettersi in ascolto, occorre entrare nel silenzio, occorre preparare il momento adatto ad ascoltarlo.


Ma cosa vuol dire ascoltare la voce del pastore nella vita vissuta quotidianamente? Mi vengono in mente le storie di alcuni fedeli del mio paese che lasciano la fede in Cristo per fare una buona carriera. Più spiacevole l’atteggiamento della gente che rimane cristiana ma il modo di vivere e di agire contrario alla fede, per esempio praticando la corruzione e la violenza. Credo che davanti alla scelta morale e anche di fede, la gente ha ascoltato la voce del pastore su che cosa sia la verità nella propria coscienza. Credo che la gente abbia la consapevolezza del bene del male, dell’amore, della giustizia, del fare il bene per gli altri e anche dei bisogni elementari degli altri.
Ogni giorno si sente questa voce e davanti alla scelta o alla decisione che dobbiamo fare questa voce si rivela/manifesta. Ma il problema è che la gente dopo averla sentita non ha il coraggio di seguirla, di sceglierla come propria, come scelta di vita. Su questo punto la gente piuttosto che sentire la voce del vero Pastore, preferisce lasciarsi prendere o guidare dai ladri e briganti.

Yanto,

Parma, 19 Giugno 2014

Sabtu, 31 Mei 2014

IL LAGO ARDENTE “Sano Nggoang”



Il mio paese si chiama Nunang e si trova nella regione di Manggarai Barat dell’isola di Flores. Dal centro/cuore regione, Labuan Bajo, ci vogliono 2 o 3 ore per raggiungerlo usando i mezzi pubblici. Dieci anni fa era difficile raggiungerlo soprattutto nella stagione delle piogge perché la strada era ancora non asfaltata. La gente doveva andare a piedi al centro del comune dove si teneva il mercato settimanale per vendere e comperare qualche cosa per la famiglia: si dovevano portare per mano le cose da vendere sulle spalle o una cesta da porre sul capo anche quando si tornava dal mercato con le cose comperate.

Adesso la situazione è un po’ diversa: la strada è stata asfaltata e quindi le macchine possono percorerla ogni giorno. Quindi la gente può andare e tornare dal mercato facilmente prendendo l’”oto” (l’autobus in Italia).


Proprio nel centro del paese c’è un lago che chiamiamo Sano Nggoang cioè “Lago Ardente”. È un bellissimo lago. Oltre Nunang, ci sono due villaggi che stanno proprio attorno al lago. Dietro questi villaggi e anche attorno al lago c’è una collina di quasi 200 metri di altezza più o meno come la panorama che si gode dal lago di Molveno. Se si vede da lontano, il mio paese appare come una foresta. Quindi abbiamo ancora l’aria fresca e pura rispetto all’aria che si respira in città.  Basta andare 15-20 metri dal centro del villaggio e si possono ascoltare tante voci di uccelli diversi. Mentre la gente in città va a lavorare ascoltando la musica dal MP3 o dal celulare con le cuffie alle orecchi e la gente del mio paese non bisogno così neanche non sa che cosa siano le cuffie o chi sia il cantante più famoso a livello nazionale: un contadino andando e tornando dal campo ascolta sempre le voci di uccelli e sa distinguere un uccello da un altro. Anche andando da un villaggio all’altro la gente deve passare quasi sotto un foresta ascoltando gli uccelli che cantano.

Ci sono tante cose da scrivere e da condividere dal mio paese, ma adesso mi limito a raccontare la leggenda del Sano Nggoang che la gente è orgogliosa di averla.
Tanti anni fa in un paese piccolo vivevano due uomini, uno era cieco e un altro era paralitico: entrambi vivevano isolati dalla gente comune in due case diverse, non molte lontana ma cosi ché si potevano scambiare le notizie e altre cose quotidiane. Quando uno voleva comunicare o chiedere qualche cosa, bastava gridare e l’altro poteva ascoltare e capire bene. Avevano in comune un cane fedele che era abituato ad andare sia a casa del cieco sia a casa del paralitico. Il cane si chiamava Lawe.

Un giorno il cieco ebbe fame perché non aveva il fuoco per cucinare i cibi, allor cominciò a gridare dicendo: “Signore paralitico, potresti darmi il tuo fuoco? Ho fame e ho le patate da cucinare, però ho la legna e ma non il fuoco.” “Si, ce l’ho. Ti aiuterei volentieri, ma come faccio: lo sai che io non posso venire da te,” disse il paralitico. Il cieco gridava, gridava piangendo e chiedendo aiuto: passò quasi tutta la giornata senza mangiare nulla.

Il paralitico poi trovò una soluzione che avrebbe potuto aiutare o per portare il fuoco al suo amico. Chiamò il cieco comunicando così la sua idea, “Caro signor cieco, ho una soluzione per aiutarti. C’è Lawe a casa mia: penso di legare un legno accesso alla coda di Lawe il quale lo porterà a te. C’è una cosa però che tu devi fare perché Lawe possa venire da te.” Sentendo questa comunicazione il cieco cominciò a sperare e gli chiese: “Che cosa devo fare?” “Tu dovresti chiamare Lawe da casa tua continuamente affinché esso possa venire da te,” disse il paralitico. “Va bene, sono d’accordo con te. Quindi fammi sapere quando Lawe è gia pronto.” “Va bene, ti prometto di dire quando sono pronto,” rispose il paralitico. Poi paralitico iniziò a lavorare. Prese un legno accesso, lo legò alla coda di Lawe, e dopo aver fatto così il paralitico gridò al cieco di chiamare Lawe.

Udendo il suo nome, Lawe cominciò a muoversi, alzò la coda finché il fuoco toccò il suo corpo e cominciò a bruciare il suo pelo. Lawe iniziò a urlare, muovendosi qua e là per liberarsi dal fuoco, ma non riusciva. Sentendo e vedendo l’urlo di Lawe il paralitico e il cieco scoppiarono a ridere crepapelle come se quello fosse un spettacolo meraviglioso.

Lawe non andò a casa del cieco ma continuava a cercare di liberarsi. All’improvviso in quel momento si levò un forte vento forte e una voce gridò chiamando, “Cieco! Paralitico! Dove siete?” Sentendo così essi cominciarono a tremare ed avere paura. Quella voce pian pianino si avvicinò a casa del paralitico: era la voce di un vecchio con i capelli lunghi e la barba bianca lunga che entrò nella casa di paralitico. nella mano destra aveva una lancia. Nessuno di loro sapeva da dove venisse quest’uomo strano: che a loro chiese, “Che cosa volete mangiare: il riso o ‘il risobianco’ (bubur)?” “Vogliamo mangiare il ‘risobianco’,” disse il paralitico. Il vecchio subito piantò la lancia per terra e subito sgorgò acqua caldissima fino a riempire le case del cieco e del paralitico e anche tutto il paese interno. Il vecchio sparì e questi due uomini morirono perché nessuno venne ad aiutarli: e il luogo dove abitavano divenne un lago grande e largo.


A fianco del lago c’era un piccolo paese che si chiamava Nggoang (sarebbe ardente in Italiano) dove abitava un rappresentante del re Manggarai che occupava la parte occidentale del regno, questo rappresentante del re si chiamava Gelarang. Gelarang e le sue moglie di solito facevano il bagno nel lago. Una volta all’anno, di solito in un venerdì sera del mese di gennaio o febbraio, Gelarang e la sua moglie preferita andavano a fare un giro sul lago per acquistare la sognata capacità magica. Prendevano un serpente grande (ular naga) come mezzo di trasporto perché credevano che il serpente avesse qualche magia potente e solo Gelarang poteva addomesticarlo. Sulla testa del serpente ardeva un fuoco che illuminava la direzione del loro viaggio: dalla coda del serpente uscivano liquidi velenosi perché servivano a difendersi dai nemici o dai altri pericoli. Il giro si faceva alla sera e quindi la gente, dai confini del lago, poteva osservare il fuoco ardente sul capo del serpente come segno che Gelarang e sua moglie stavano facendo un giro ritualistico. 

Da allora sì cominciò a chiamare questo lago Sano Nggoang (Il lago ardente). Le acque di questo lago sono sulfuree e perciò non vi si può pescare ogni genere di pesci: solo granchi e anatre possono viverci. Ciononostante il lago è una attrazione turistica per la sua bellezza naturale, ma forse anche per il fascino della la leggenda che lo circonda.


Parma, 31 Maggio 2014
Yanto

Rabu, 30 April 2014

Quell’incontro!!



Era giovedì 20 febbraio 2014. Noi, gli studenti Saveriani e i formatori, ci ritrovammo alla casa delle sorelle Saveriane-Missionarie di Maria in Via Sidoli 70, Parma. Ci rimanevamo lì dal mattino fino alla sera. Ci andammo a verificare la nostra vita pastorale in questi ultimi 5 mesi. Nell’incontro ognuno da noi raccontava ciò che faceva in parrocchia o in altri luoghi: con chi lavorava, quali erano gli aspetti positivi e anche gli ostacoli, con quale spirito lo faceva. È stata una giornata impegnativa ma alla fine sono contento di aver raccontato ciò che facevo io e di aver ascoltato ciò che gli altri facevano. È stato un momento di arricchimento.

Personalmente avevo bisogno di un po’ di tempo per riflettere su queste questioni: con quale spirito facevo il mio apostolato? Perché andavo a fare catechismo? Chi mi spingeva a prendere questo impegno? Riflettendo su queste domande mi resi conto che il motivo spirituale veniva accompagnato da altri motivi. Qualche volta andavo al catechismo e alla Bulla senza essere consapevole del vero perché. Ci andavo solo perché mi avevano mandato? Era solo un compito che dovevo fare? A volte ci andavo anche a divertirmi. Quindi c’era il rischio dell’automatismo-attivismo.

In quel giorno in cui dovevo sapere o conoscere il motivo chiaro del mio impegno pastorale, mi sono accorto che il motivo spirituale era ed è la ragione prima. Dio che io conosco, lo trasmetto, lo testimonio e lo condivido agli altri. Dio mediante la comunità mi manda a testimoniarlo alla gente con cui lavoro. Quando ho preso quell’impegno, questo è il momento giusto per mettere in pratica essendo io un cristiano. In questa ottica/prospettiva non mi sento il protagonista ma lo strumento, trasmettendo e testimoniando l’amore vissuto con Dio.

Il punto di partenza è (prima di tutto) incontrare e conoscere Dio. Quindi la fonte della missione, o del mio apostolato, è conoscere Colui che mi ama incondizionatamente e avere un esperienza di Lui che è amabile e misericordioso. Come lo conosco questo Dio?

Lo posso conoscere prima di tutto attraverso la sua parola. Vedendo il modo di vivere e di agire di Gesù, la parola di Dio fatta carne, vedo Dio misericordioso che ha mandato Gesù in mezzo a noi perché lo conoscessimo e avessimo la vita piena in Lui.

Questo Gesù viene descritto e testimoniato degli evangelisti lo avevano conosciuto: dai suoi
discepoli e dalla prima comunità cristiana. Quindi io oggi, che vivo nel 2014, posso conoscere Dio di Gesù meditando e ascoltando il suo messaggio che ci è stato trasmesso nei quatro vangeli. La via adatta per sapere quale è la volontà di Dio è la via della lectio divina: cioè non solo leggo la sua parola ma anche mi lascio trasformare da Lui. Cioè mi lascio guidare e riempire da Lui e ovviamente con l’aiuto dello Spirito Santo. “A questo incontro con la Parola bisogna andare con tutto se stessi: disposti a porre e a lasciarsi porre molte domande…Poi si tratta di una Parola da portare con sé, ruminandola, conservandola, anche quando non la si è capita completamente. Occorre starci a lungo insieme. È così che faceva Maria e in questo modo la Parola è diventata sua carne, o per meglio dire, Lei ha dato carne alla Parola, (P. F.Marini, nel Cordialmente vostro, 147).” In questa modo mi sento tanto coinvolto a entrare nel suo modo di vivere.

Partecipando all’eucaristia, posso conoscere Dio di Gesù profondamente. Tutta la vita terrena di Gesù è una vita donata agli altri. Questo donarsi lo compie pienamente nella pasqua soprattutto nella sua morte offrendo se stesso per noi, per la nostra salvezza. Questo è l’amore gratuito di Colui che offre la sua preziosa vita perché possiamo vivere come figli Dio. Questo è il dono di Colui che sa amare. Così Gesù ci fa vedere / ci rivela Dio che è amore. L’eucaristia rivela proprio questo volto di Dio. Partecipando l’eucaristia vuol dire venire a incontrare questo Dio misericordioso. Quindi l’eucaristia è un incontro gioioso e meraviglioso e anche una missione perché mi viene mandato a testimoniare questo amore gratuito di Dio.

Dunque nella lectio divina, cioè nell’approfondire la parola di Dio, e nell’eucaristia posso conoscere il Dio di Gesù Cristo. Ambedue sono momenti significativi in cui Dio mi viene incontro Lui stesso. Il nucleo della missione è proprio il desiderio di incontrare questo Dio misericordioso per conoscerlo e testimoniarlo dovunque io vada.

In questa ottica posso valutare le mie attività pastorali. Sono le conseguenze di quell’incontro. Quindi andare al catechismo è portare e condividere ai ragazzi la mia esperienza con Dio: vuol dire andare a testimoniare e condividere il mio incontro con Dio. Non è solo questo, ma è anche andare a ricevere o ascoltare Dio che vive e parla nella vita delle persone che incontro. Esse non sono le “tabula rasa” come se non avessero niente da condividere: credo che Dio già viva e abiti in loro. Il mio compito è incontrare quel Dio che c’è in loro: significa andare anche ad imparare da questi ragazzi come vivere cristianamente. A questo punto c’è l’apertura da parte mia ad accogliere la loro testimonianza.

Quindi la mia missione è incontrare, conoscere e sentire l’amore di Dio che io ritrovo nelle persone con le quali condivido l’esperienza della missione e lo vivo e condivido agli altri. “La missione dunque, è annuncio di ciò che abbiamo visto e toccato o, come ci ripetono i testi del tempo pasquale, dell’incontro amoroso col Risorto. Dal ‘chi è Cristo per noi’ dipende che cosa siamo noi per gli altri, (P. F. Marini, nel Cordialmente vostro, 156).

                                                                                                                                                                       Parma, 30 Aprile 2014
                                                                                                                                                                                                                                             Yanto 



Minggu, 20 April 2014

SAYA BELUM MERAYAKAN PASKAH KRISTUS

Sudah dua tahun saya tidak pernah mendengar lagi sebuah frase yang paling saya sukai saat mengikuti jalan salib selama masa prapaskah. Bunyi frase itu kurang lebih ini, “Biji gandum jika tidak jatuh ke dalam tanah dan mati dia tetap sendirian saja dan tidak menghasilkan buah. Tetapi jika ia mati, ia akan menghasilkan buah yang banyak.” Saya yakin penulis frase ini pernah mempunyai kebun atau paling tidak  memahami dinamika pertanian. Kebiasaanku ketika sampai pada frase ini saya pasti mendengarnya dengan baik kemudian saya mencoba memikirkan maknanya sampai beberapa kali harus kehilangan konsentrasi mengikuti perhentian-perhentian berikutnya.

Saya suka mendengar frase ini karena hal itu mengingatkanku akan apa yang pernah kubuat di kebunku di Laja, lahan paling ujung dari kampung Dasak, Wae Sano, Manggarai Barat, Flores, NTT, Indonesia. Saat musim tanam tiba, saya dan ayahku juga orang-orang di kampungku yang umumnya petani, kami menanam padi (yang memang beda dari gandum) di kebun. Biasanya dalam sebuah lubang kecil kami menaruh beberapa biji padi. Beberapa hari kemudian akan muncul dari dalam tanah beberapa tunas kecil yang kemudian bertumbuh dan berkembang menjadi batang padi sampai akhirnya menghasilkan lagi biji padi. Prosesnya adalah biji padi itu harus masuk ke tanah, mati sehingga dari padanya muncullah, tumbuhlah tunas baru, kehidupan baru dan akhirnya menghasilkan buah padi. Buah padi ini dikonsumsi oleh petani untuk dapat (bertahan) hidup. Jadi biji padi atau gamdum mati untuk menghasilkan biji padi atau gandum lagi. Tanpa harus menjadi petani, dinamika ini dapat dipahami dan itu memang benar.
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Frase ini, “Biji gandum jika tidak jatuh ke dalam tanah dan mati dia tetap sendirian saja dan tidak menghasilkan buah. Tetapi jika ia mati, ia akan menghasilkan buah yang banyak,” sangat tepat digunakan atau diperdengarkan pada masa prapaskah-paskah karena dapat membantu pendengar berefleksi sehingga dapat masuk ke dalam misteri iman yang sedang dihidupi. Saya sangat terbantu untuk mendalami misteri sengsara Yesus. Saya suka mendengarnya karena dapat membantuku memaknai misteri salib, kematian dan kebangkitan Kristus.

Kematian Yesus bukanlah the end dari sejarah hidup-Nya, bukanlah kebinasaan. Kematian-Nya menunjukkan solidaritas-Nya terhadap manusia. Bagi orang yang percaya, bagi saya yang percaya pada-Nya, kematian bukanlah akhir dari hidupku, hidup manusia. Dalam kematian-Nya, Yesus menunjukkan bahwa Ia turut hadir dan mengambil bagian dalam pengalaman riil manusia, dalam pengalaman kematian manusia. Yesus mati, dikuburkan dan berada di liang kubur selama tiga hari. Yesus menemani manusia sampai ke liang kubur dan kemudian bersama Dia, dalam kebangkitan-Nya, manusia dibawa ke dalam hidup baru, dibangkitkan bersama-Nya oleh Allah Bapa. Partisipasi Yesus dalam kematian manusia bisa kubaca juga dalam perumpamaan tentang domba yang hilang. Yesus, Sang Gembala, mencari domba itu sampai menemukannya dan ketika ditemukan, domba itu diletakkan pada bahu-Nya dan dibawanya pulang. Yesus datang mencari kita sampai ke liang kubur untuk menyatakan, “Anakku, sahabatku, engkau tidak sendirian di sini. Saya datang mencari dan mengantarmu pulang. Tempatmu dan tempat kita tidak di sini—dalam liang kubur ini—tapi tempat kita adalah di pangkuan Bapa, hidup bahagia bersama-Nya.” Di hadapan hal ini saya tidak bisa tidak bersukacita.

Dari peristiwa iman ini, saya meyakini bahwa Allah Kristiani adalah Allah yang hidup. Pilatus atas desakan pemuka agama Yahudi telah membunuh Yesus, tapi Allah membangkitkan-Nya, menghidupkan-Nya karena Tuhan lebih kuat dari kematian, karena cinta lebih besar dari kematian. Cinta Allah adalah menghidupkan. Allah tidak menghendaki kematian melainkan kehidupan. Ketika saya mendalami perintah kasih Yesus, orientasi dari ajaran dan hidup kasih-Nya tertuju pada kehidupan bukan kematian. Mengasihi musuh berarti mengharapkan atau membiarkannya tetap hidup. Hal ini kurang lebih sama seperti pengalaman cinta manusiawi yang kualami yang selalu berorientasi pada hidup. Ketika saya mengasihi seseorang, saya menginginkan agar dia hidup, sehat, baik dan sukses dalam usahanya. Ketika orang yang kukasihi telah meninggal tidak berarti cintaku berakhir. Buktinya saya masih mendoakannya agar dia mempunyai hidup kekal bersama Allah yang menciptanya. Meskipun dia telah tiada saya masih mengingat senyumnya, masih ingat perbuatan-perbuatan baiknya, nasihatnya, kisahnya, masih terpatri dalam diriku pengalaman bersamanya. Ketika saya masih mengingatnya demikian berarti dia masih hidup meskipun caraku berelasi dengannya sudah tidak seperti dulu saat dia hidup secara fisik. Jika cinta manusiawi kita punya makna yang dalam dan kekal, bisa dibayangkan dan dimengerti cinta Tuhan agar kita hidup senantiasa.

Pada titik ini saya dengan sukacita yakin bahwa Allah memang hebat. Meskipun manusia menolak-Nya, Ia tetap setia, Ia tetap mencintai kita. Bukti penolakan manusia terhadap-Nya dapat dilihat dalam Putera-Nya yang tersalib. Di sisi lain, radikalitas cinta-Nya kepadaku, kepada manusia yang menolak-Nya terungkap pula dalam diri Dia yang tersalib. Dalam diri Kristus yang tersalib tersingkap Allah yang mencintai manusia sekaligus tersingkap manusia yang menolak-Nya.
Akan tetapi melalui kebangkitan-Nya, saya percaya bahwa Allah lebih kuat dari kematian dan penolakan manusia. Kasih lebih kuat dan lebih besar dari kematian. Kasih-Nya lebih kuat atas penolakanku, kasih menang atas kejahatan. Terang menang atas gelap. Dalam diri Kristus yang bangkit (Mat 28,6) tersingkap Allah yang hidup yang menginginkan kehidupan kekal bagi Putera-Nya dan seluruh manusia.

Bacaan injil malam paskah tahun ini penginjil Matius mengisahkan, “…Janganlah kamu takut sebab aku tahu kamu mencari Yesus yang disalibkan itu. Ia tidak ada di sini, sebab ia telah bangkit, sama seperti yang telah dikatakan-Nya. Mari, lihatlah tempat Ia berbaring. Dan segeralah pergi dan katakanlah kepada para murid-Nya bahwa Ia telah bangkit dari antara orang mati. Ia mendahului kamu ke Galilea; di sana kamu akan melihat Dia, (Mat 28,5-7).” Penginjil Matius mengatakan bahwa Yesus yang disalibkan telah bangkit dari antara orang mati. Dalam injil Lukas kita dapat membaca afermasi ini dalam bantuk pertanyaan, “Mengapa kamu mencari Dia yang hidup, di antara orang mati? (Luk 24,5b).” Yesus hidup dari antara orang mati. Kebangkitan Kristus berarti bahwa Dia hidup dari antara orang mati. Bagaimana saya dapat menjumpai dan mengalami Yesus yang bangkit, Yesus yang hidup dari antara orang mati?

Menarik menelusuri keterang penginjil Matius saat mengatakan, “Ia mendahului kamu ke Galilea: di sana kamu akan melihat Dia (Mat 28,7b).” Apa yang terjadi di Galilea? Yesus berkeliling untuk memeberitakan kehadiran Kerajaan Surga dalam diri-Nya, “Bertobatlah, sebab Kerajaan Surga sudah dekat (Mat 4,17).” Di Galilea Ia memanggil, membentuk dan mengutus rasul-rasul-Nya untuk hidup dalam logika Kerajaan Surga yang Dia beritakan dan kemudian pergi mewartakannya. Ketika saya berusaha membentuk keluarga dan komunitasku sebagai komunitas kasih di mana pusatnya adalah Kristus maka di situ saya menemukan Kristus yang bangkit, yang hidup. Di Galilea Yesus mengajarkan ucapan bahagia atau sering disebut sebagai Kotbah di Bukit di mana menurut Yesus orang yang berbahagia adalah orang miskin di hadapan Allah; yang lapar dan haus akan kebenaran; yang suci dan murni hatinya; yang dianiaya oleh sebab kebenaran karena merekalah empunya Kerajaan Surga. Yesus yang bangkit dapat kujumpai dan kualami ketika saya menjumpai orang yang murah hati dan tulus hidupnya, ketika menjumpai orang yang hidup benar sekecil atau sebesar apapun perbuatannya. Dalam hidupku sendiri ketika saya hidup benar, tulus, murah hati berarti Dia yang bangkit telah tinggal dalam diriku. Di Galilea Yesus mengajarkan doa, menyembuhkan orang sakit, juga mengajarkan untuk memberi pipi kiri kepada orang yang telah menampar pipi kanan. Yesus yang sama di Galilea mengajarkan supaya saya mengasihi musuhku, mendoakan mereka yang menganiayaiku dan berbuatlah baik kepada orang yang telah berbuat jahat. Mendoakan musuh dan orang yang berbuat jahat padaku adalah tanda umat Allah yang telah mengalami Kristus yang bangkit dan ikut bangkit bersama-Nya. Jika saya belum pernah melakukan ini, hal-hal yang dihidupi Yesus di Galilea, maka saya belum merayakan Paskah Kristus. Jika itu terjadi maka saya belum mengenal Allah yang tersingkap dalam diri Yesus.

Selamat Paskah

Parma, 20 April 2014
Yanto